La manifestazione
Rimborsi gonfiati, truffa all'Asl
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Indagine della Finanza su una truffa ai danni dellAsl che vede indagata la titolare di una coop Nei guai la responsabile di una cooperativa di servizio ai disabili
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LUCCA. La responsabile di una cooperativa con sede all'Arancio è accusata di aver truffato l'Asl indicando nei prestampati per ottenere il rimborso delle prestazioni dei dipendenti (medici, inservienti, personale sanitario) un monte ore superiore a quello effettivo. Un raggiro stimato in 120mila euro. Nei guai è finita la legale rappresentante della cooperativa - una donna di 55 anni che risiede nella periferia cittadina - nei cui confronti il sostituto procuratore Piero Capizzoto ha chiesto il rinvio a giudizio con l'accusa di truffa aggravata ai danni dell'ente pubblico sanitario. I fatti. Siamo all'inizio del 2010 e il nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza diretto dal colonnello Vito Di Terlizzi riceve una segnalazione: una cooperativa della Lucchesia che svolge un servizio attraverso regolare contratto d'appalto da anni gonfierebbe i rimborsi Asl legati all'assistenza di persone disabili ed anziani. I militari effettuano le prime verifiche e vengono a sapere che anche l'azienda sanitaria locale si è accorta di anomalie nella richiesta dei rimborsi e autonomamente sta svolgendo accertamenti. Le due indagini - quella penale a cui s'interessano le fiamme gialle per conto della magistratura ordinaria e quella interna all'amministrazione dell'Asl - s'incrociano e s'intersecano. Dalle verifiche cartolari dei finanzieri - attraverso l'esame delle scritture contabili dell'azienda sanitaria locale e della cooperativa con sede all'Arancio - emergerebbe una discrepanza stimata in 120mila euro spalmati su tre anni: dal 2007 al 2009. Ipotesi investigativa. La Tributaria ad oggi non ha interrogato la rappresentante legale della cooperativa, ma si è limitata a prendere visione delle carte. Secondo i finanzieri il personale della cooperativa - una trentina di addetti tra medici e paramedici - veniva utilizzato per l'assistenza ad anziani e disabili che si trovano nelle strutture Asl di Carraia e San Filippo. Per ogni ora di servizio i dipendenti della coop percepivano un compenso. I finanzieri e la procura sostengono che nella contabilità della cooperativa dell'Arancio sarebbero state indicate 7000 ore in più in tre anni rispetto a quelle effettivamente lavorate. Il tutto senza che medici, inservienti e personale sanitario ne sapesse nulla visto che ricevevano gli emolumenti per le ore di servizio effettivamente prestate. E gli inquirenti hanno stimato in 120mila euro la differenza tra le ore lavorate e quelle contabilizzate. A vantaggio della cooperativa e a discapito dell'Asl. Dove siano finiti i soldi è ancora tutto da chiarire. Di sicuro, stando agli investigatori, non nelle tasche dei dipendenti della cooperativa.
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