Il Tirreno

Lucca

Passa la sfiducia ad Agnitti

Marco Innocenti   Alessandro Petrini
Il presidente Marco Agnitti
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Il presidente Marco Agnitti

Contro il presidente del consiglio comunale 23 voti

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LUCCA. Il voto che sancisce la spaccatura ormai insanabile nel centrodestra e che avvicina le elezioni anticipate arriva a mezzanotte e un quarto. La prima delle tre mozioni contro il presidente del consiglio comunale Marco Agnitti (Pdl), presentata da Forza Lucca passa subito: 23 sì, un no (di Agnitti) e 5 astenuti (Udc). In segno di protesta contro il gruppo guidato da Maurizio Dinelli, gli undici esponenti del Pdl non partecipano al voto, a scrutinio segreto. Subito dopo Pd e Governare Lucca ritirano le rispettive mozioni contro Agnitti, non ce ne è più bisogno. L'ultimo schiaffo degli (ormai ex) alleati di Forza Lucca al Pdl arriva dal nuovo voto per l'immediata eseguibilità della decisione: altri 23 sì, mentre Pdl e Udc non prendono parte al voto.  Bisogna tornare alla seduta del consiglio in cui, nel 2006, venne sfiduciato dalla sua stessa maggioranza di centrodestra l'allora sindaco Pietro Fazzi per ritrovare un conflitto così profondo, insanabile nella coalizione che da 4 anni non riesce a guidare la città, i cui problemi si incancreniscono per una mancanza capacità di governo acuita dalle lotte per le poltrone, con tutta evidenza una priorità rispetto ai problemi irrisolti della collettività.  Viabilità, scuola, occupazione, cultura, ambiente sono da troppo tempo passati in secondo piano rispetto all'assegnazione di posti in giunta e nelle aziende partecipate, o alle candidature per ogni tipo di elezione.  Cosa succederà ora? Se resta nel centrodestra un minimo di coerenza, lo scioglimento del consiglio è inevitabile. Mauro Favilla non ha più maggioranza e nessuno sembra più volerlo ascoltare. Anche nel Pdl, non solo in Forza Lucca (con Governare Lucca aveva già rotto). Tra l'altro, nonostante le smentite, quasi tutti nel centrodestra parlano di una strategia già decisa per ripresentare a primavera Pietro Fazzi, e non Favilla, come candidato sindaco.  Non ci vorrà comunque molto per avere indicazioni certe: colpi scena sono sempre da mettere nel conto, ma l'agonia della maggioranza sembra davvero giunta alla fine. La città non può permettersi di rimanere ancora senza scelte nè progetti, con ogni decisione che rischia di essere impallinata dalle forze che in teoria dovrebbero sostenere l'esecutivo.  Come sarebbe andata a finire si era capito quasi subito. Non lasciavano ombra di dubbio la conferma delle tre mozioni di sfiducia di Forza Lucca, Pd e Governare Lucca contro Agnitti (a cui si contestava la scelta su chi indicare come gruppi Pdl e Per Lucca e la conduzione del consiglio sul bilancio consultivo) e la furente reazione del capogruppo del Pdl, Lido Fava.  Durissimo, quest'ultimo, con i suoi ex compagni di partito guidati da Maurizio Dinelli: ha parlato della mozione come di una «porcata», di Agnitti come vittima sacrificale per la sete di poltrone di Forza Lucca, della linea di questo gruppo come atto scriteriato. «Se passerà la mozione - ha concluso - da domani terremo conto che in consiglio c'è una maggioranza diversa rispetto a quella uscita dalle urno e ne trarremo le conseguenze». Vale a dire: torniamo a dare la parola agli elettori. Del resto, a taccuini chiusi, tanti (Fava compreso) nel Pdl vedono nelle elezioni anticipate la soluzione migliore di una crisi insanabile, convinti che con Fazzi candidato a sindaco il Pdl vincerà al primo turno.  Il vero problema per l'intero centrodestra è parso quello di lasciare il cerino che porta alle elezioni anticipate in mano all'avversario, anche se il sindaco Favilla non pare del tutto rassegnato all'ipotesi di tornare al voto. Tanto che dopo lo sconquasso ha fatto comunque proseguire il consiglio, anche se Fava ha detto che era venuto il momento di andare tutti a casa, per far votare l'equilibrio e le variazioni di bilancio entro il 30 settembre. Data oltre la quale ci sarebbe per legge il commissariamento del Comune.  Anche prima del voto della mozione contro Agnitti il sindaco aveva tentato di scongiurarla parlando di motivazioni non fondate e ingiustificate e dovute a ragioni di carattere politico.  «Se si tratta di sfiducia nei confronti miei - aveva detto - invito ad agire alla luce del sole. Rivolgo un caldo appello a Dinelli, Baudone e al gruppo dei 7: ritirate la mozione, ascoltate le ragioni di Agnitti».  Ma le sue parole sono rimaste inascoltate, mentre dai banchi dell'opposizione Alessandro Tambellini, Andrea Tagliasacchi (che non aveva firmato la mozione contro Agnitti perchè per indole contrario ad attacchi alle persone) e Antonio Sichi invitavano la giunta e la dissolta maggioranza di centrodestra a prendere atto del fallimento e a lasciare il campo per dare modo alla città di ritrovare un vero governo attraverso le urne.  Defilata e un po' pilatesca la posizione dell'Udc, che si è astenuta sulla mozione e poi non ha partecipato al voto, giustificando la scelta come dettata dall'intenzione di non entrare nel merito di un evidente conflitto tutto interno all'area Pdl.

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