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Lucca

A 103 anni aiuta il prossimo

A 103 anni aiuta il prossimo

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La sua è una vita spesa al servizio degli altri, dei sofferenti e dei malati. Un incessante inno di preghiera e di amore verso Dio. Suor Maria Candida (al secolo Alma Bellotti) delle ministre degli infermi (Barbantine) oggi ha 103 anni (o, come meglio precisa l'interessata 103, anni e sette mesi), un vero primato se si considera l'ottima salute della religiosa e la sua piena autosufficienza. La incontriamo nel convento dove vive da una decina d'anni dopo aver trascorso il suo ministero in alta Italia. Insieme a lei ci riceve suor Tommasina Gheduzzi, che fino al 2008 è stata la madre superiora generale della congregazione. Mentre fra le dita ha una coroncina, suor Candida («Suor Maria Candida è troppo lungo come nome», dice sorridendo la religiosa) racconta la sua vita ed anche particolari curiosi che le sono capitati e sui quali ci scherza sù. Ha due occhi vispi, un volto che trasmette serenità, una grande fede interiore oltre ad una forte gioia palpabile.

L'intervista inizia subito con una battuta. Quando le chiediamo quando è nata la suora risponde «ieri sera». Poi confida la sua data di nascita: 20 febbraio 1907 a Quinzano di Verona e da qui spiega di come è nata la vocazione. «Quando ero ragazza facevo la sarta. A 16 anni pensavo alla mia vita come normale. Un giorno ero in città e vidi in un negozio un'immagine del Sacro Cuore di Gesù. Entrai e la comprai. Da mio fratello, che si arrangiava a fare il falegname, mi feci fare per quel santino la cornice in legno. Da lì posso dire che la mia vita è cambiata. Ho sentito il desiderio di andare a messa anche nei giorni feriali, di fare la Comunione fino a quando su indicazione di mia sorella mi scelsi un padre spirituale, che capì la mia vocazione. I miei genitori non erano però favorevoli fino a quando mio padre si andò proprio a confessare da questo sacerdote e da lì acconsentì alla mia scelta. Sarei voluta entrare a far parte delle Comboniane, ma c'era da aspettare un anno per l'elevato numero di richieste di ragazze che volevano farsi suora. Ricordo con esattezza quel numero: 42. Io non volevo attendere. La domanda del padre spirituale, allora, fu perché non prendevo una bella croce rossa (il simbolo delle Barbantine, ndr)? Ed eccomi qua. Il 16 luglio 1932 presi i voti, proprio a Lucca. Sono, quindi, suora da 78 anni». Ventiquattro sono le volte che è stata spostata di località in località, tutte nel nord Italia. È andata anche a Roma, per studiare da infermiera. Più giù della Capitale mai. Da 11 anni è a Lucca. Suor Candida cita poi un aneddoto di quando (95enne) si era da poco stabilita nella nostra città. «Chiesi alla superiora se potevo andare a trovare i miei parenti a Verona, ma lei mi disse che doveva cercare una suora per farmi accompagnare. Le risposi che non ero minorenne e che potevo tranquillamente andare sola. E così ho fatto (ride, ndr). Ah, tra l'altro lo sa dove sono stata per i miei 100 anni? A Lourdes». È un fiume di ricordi suor Candida e dimostra come l'età anagrafica a volte non corrisponda a quella che ci sentiamo. Come quando all'età di 93 anni è andata in pellegrinaggio al santuario della Madonna della Corona. Da Brentino in Val d'Adige per andare a Spiazzi di Monte Baldo (Verona), dove c'è la chiesa, suor Candida ha salito ben 1540 gradini. Del resto non c'è da stupirsi; fino a tre anni fa faceva a piedi il giro della Mura. Azelio Biagioni Mai si era vista così tanta gente per una conferenza. Anzi, una lectio magistralis, arrivata a conclusione della Giornata europea delle lingue tenuta tra Pisa e Lucca.Una conferenza, quella di Eco, dottissima, com'è nel suo stile. Piena di citazioni. Sicuramente difficile. Eppure divertente, a tratti ironica, qualche volta spiazzante. Così il semiologo scrittore - presentato come l'intellettuale che tutto il mondo ci invidia - ha catturato per oltre un'ora l'attenzione del pubblico, tra cui insegnanti e studenti. Il tema della sua lezione - la nascita delle lingue - era certamente tosto e non propriamente dei più comuni. Ma Eco è Eco e così, in mezzo a una quantità impressionante di rarissimi rimandi letterari, citazioni latine e dotti aneddoti, è riuscito ancora una volta, dopo incredibili acrobazie di pensiero, a sintetizzare concetti elaborati o tematiche controverse con frasi di disarmante semplicità e, spesso, ironiche e scanzonate. Tanto che alla fine il pubblico, nonostante un'ora di lectio magistralis, non era affatto stanco. Un commento su tutti, quello di Alberto Del Carlo, presidente della Fondazione Banca del Monte di Lucca che ha contribuito all'iniziativa: «Ci ha fatto divertire per un'ora». P.T.

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