Sicurezza
Piano per recuperare l'acqua termale
Luca Dini
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Cerimonia per la riapertura dei bagni dopo il recupero strutturale Fori nella parte alta della sorgente: ma Enel deve dare l'ok
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CASTELNUOVO. Adesso l'acqua termale. L'Officina degli Antichi Bagni Romani di Torrite ha raggiunto, in quattro anni, quasi tutti i risultati prefissati: recupero del sito archeologico, messa in sicurezza e realizzazione di un sentiero per raggiungere i bagni. Ma l'obiettivo del presidente Bruno Tognini, e dei molti volontari che si sono impegnati fino ad oggi, è il recupero della sorgente termale. Si sa, per certo, che esiste ancora nella grotta dei bagni, ma è "imprigionata" nella condotta Enel della vicina centrale. Ma liberarla non è compito semplice né economico. Il recupero dei bagni è stata un'opera molto sentita nella frazione di Torrite, e non solo. Sono molti gli abitanti di Castelnuovo che hanno un ricordo dell'infanzia legato a questo posto che, durante la seconda guerra mondiale, è stato anche rifugio per due famiglie che cercavano riparo dai bombardamenti. Nel 2006, sono stati mossi i primi passi con una ricerca storica e topografica intorno ai bagni di Torrite. Nel 2007, il primo incontro con Enel, ma i progetti per recuperare la sorgente termale sono rimasti sospesi: perché la spesa era troppo alta e perché per recuperare la sorgente la centrale Enel di Torrite dovrebbe fermarsi. Uno stop che, al momento, non risulta possibile. L'attività dell'Officina non si è fermata. È stato effettuato, grazie allo Speleoclub Garfagnana, il prelievo delle acque che ha confermato la presenza della sorgente termale, rimasta in "vita" nonostante che si sia mescolata con le acque della centrale. Così, l'attenzione di Tognini e soci si è diretta al recupero storico e archeologico del sito. L'anno scorso è stato pulito l'alveo del fiume Turrite, che scorre vicino ai bagni, con l'autorizzazione dell'Autorità di bacino. È stata installata una ringhiera di protezione. È stato avviato anche il procedimento al catasto per i permessi necessari a realizzare il sentiero del Duca d'Alfonso. Oggi, il consolidamento dei ruderi grazie all'impegno, volontario, della ditta Gino Guidi e della ditta Osvaldo Dini. I bagni sembrano comunque destinati a mantenere un alone di mistero indipendente dal recupero delle acque. Infatti, rimane difficile la datazione storica. Da anni vengono chiamati "romani" e il pavimento in coccio pesto potrebbe esserne conferma ma i vari interventi alle mura dei bagni, avvenuti in varie epoche, rendono quasi impossibile una datazione certa. «In passato - spiega Tognini - sono stati fatti restauri sempre funzionali a usufruire dei benefici delle acque termali. Oggi, quell'acqua c'è ancora ma bisogna prelevarla in profondità o nella galleria di scarico Enel. Grazie alla collaborazione con l'istituto di Geoscienze e Georisorse del Cnr di Pisa è stato predisposto un programma di monitoraggio sulle acque della zona di emergenza delle sorgenti termali. Se darà esiti positivi, sarà possibile ipotizzare il recupero o tramite il pozzo gestito da Gaia o tramite uno degli altri pozzi che, negli anni Ottanta, furono scavati in zona per conto del Comune. Abbiamo anche un progetto per tentare il recupero delle acque senza danneggiare gli impianti o interferire col regolare funzionamento della centrale. Serve l'approvazione di Enel per praticare dei fori nella parte alta, dove si trova la vena, per condurre l'acqua ancora calda fino a un vicino camerone e all'esterno».
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