La manifestazione
Mense, questionari per verificare l'entità del reddito
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I mezzi del servizio mensa2 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. I questionari saranno a disposizione da stamani in tutte le scuole comunali. Entro un mese (a fine ottobre), le famiglie dovranno fornire al Comune tutti i dati sul proprio reddito, compresa cilindrata dell'auto e bollette della luce e del riscaldamento, per dimostrare se hanno diritto ad agevolazioni o esenzioni dalla retta della mensa scolastica. Oppure se il tenore di vita reale impone l'applicazione della fascia più alta. In base alle indicazioni date dalla commissione istruzione e sociale (anche se non pienamente recepite dalla giunta) da quest'anno, la retta della mensa scolastica - al centro dello scontro fra Pdl e Forza Lucca - sarà articolata in base alle possibilità economiche delle famiglie.
Possibilità che verranno individuate attraverso una serie di «indicatori di benessere», come spiega il dirigente alla pubblica istruzione, Graziano Angeli: «È evidente che se una famiglia possiede un'auto di lusso, non ha diritto alle agevolazioni sulla mensa. Ugualmente, in base alle fasce di consumo, dalle bollette potremo stabilire se una famiglia deve pagare il massimo della tariffa o magari il 10% della tariffa base». Al momento, tutti pagano il buono pasto 3,20 euro, ma questa cifra - come già annunciato dal Comune alle famiglie - viene considerata come acconto, rispetto a un possibile conguaglio che dovrà essere pagato in base al reddito. Entro fine anno, o giù di lì, infatti, l'ufficio istruzione dovrebbe essere in grado di attribuire a ogni famiglia, una fascia contributiva, alla quale corrisponderà la tariffa della mensa.
È per questo che oltre all'Isee (indicatore di sistema economico equivalente) il Comune chiede ai genitori di produrre copia delle bollette, dati sui mezzi di trasporto e così via. Questo lavoro - evidenzia Graziano Angeli - non è «semplice come sembra, perché al momento non esistono precedenti nel nostro comune. In sostanza, noi stiamo lavorando sia per determinare le tariffe adeguate al reddito familiare (nella speranza che coprano le entrate per le mense previste in bilancio dalla compartecipazione della spesa, ndr) sia per creare una banca dati che oggi non esiste: infatti, fino ad ora le persone o pagavano la mensa o non la pagavano, in base al reddito. Da quest'anno, invece, ci sono più facile». Insomma, il procedimento di raccolta ed elaborazione dati - conclude Angeli - non sarà «affatto facile, non solo perché abbiamo migliaia di utenti ma anche perché ogni famiglia è una situazione a sè. Addirittura a parità di reddito, possono cambiare le condizioni e le tariffe, in base al numero dei figli che mangiano a scuola. Sicuramente non abbiamo intrapreso un'avventura facile, ma devo dire che i dipendenti dell'ufficio istruzione si sono dedicati alla soluzione del problema con abnegazione».
Possibilità che verranno individuate attraverso una serie di «indicatori di benessere», come spiega il dirigente alla pubblica istruzione, Graziano Angeli: «È evidente che se una famiglia possiede un'auto di lusso, non ha diritto alle agevolazioni sulla mensa. Ugualmente, in base alle fasce di consumo, dalle bollette potremo stabilire se una famiglia deve pagare il massimo della tariffa o magari il 10% della tariffa base». Al momento, tutti pagano il buono pasto 3,20 euro, ma questa cifra - come già annunciato dal Comune alle famiglie - viene considerata come acconto, rispetto a un possibile conguaglio che dovrà essere pagato in base al reddito. Entro fine anno, o giù di lì, infatti, l'ufficio istruzione dovrebbe essere in grado di attribuire a ogni famiglia, una fascia contributiva, alla quale corrisponderà la tariffa della mensa.
È per questo che oltre all'Isee (indicatore di sistema economico equivalente) il Comune chiede ai genitori di produrre copia delle bollette, dati sui mezzi di trasporto e così via. Questo lavoro - evidenzia Graziano Angeli - non è «semplice come sembra, perché al momento non esistono precedenti nel nostro comune. In sostanza, noi stiamo lavorando sia per determinare le tariffe adeguate al reddito familiare (nella speranza che coprano le entrate per le mense previste in bilancio dalla compartecipazione della spesa, ndr) sia per creare una banca dati che oggi non esiste: infatti, fino ad ora le persone o pagavano la mensa o non la pagavano, in base al reddito. Da quest'anno, invece, ci sono più facile». Insomma, il procedimento di raccolta ed elaborazione dati - conclude Angeli - non sarà «affatto facile, non solo perché abbiamo migliaia di utenti ma anche perché ogni famiglia è una situazione a sè. Addirittura a parità di reddito, possono cambiare le condizioni e le tariffe, in base al numero dei figli che mangiano a scuola. Sicuramente non abbiamo intrapreso un'avventura facile, ma devo dire che i dipendenti dell'ufficio istruzione si sono dedicati alla soluzione del problema con abnegazione».
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