La manifestazione
La proposta: sbarramento per la superficie minima dei locali ed esclusione dal suolo pubblico
«Basta false paninoteche»
Barbara Antoni
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Ragazzi in una paninoteca (foto darchivio) Negozi di vicinato, i commercianti chiedono regole
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LUCCA. Uno sbarramento alla superficie minima per i negozi di vicinato. Trenta metri quadrati nella visione di Confesercenti; cinquantacinque (come l'ampiezza base consentita per i bar) secondo la visione di Ascom: sarà uno degli argomenti (e delle proposte) in discussione stamani durante l'incontro che Ascom ha richiesto all'assessore (a commercio e sviluppo) Filippo Candelise. È attesa la presenza anche di un tecnico dell'amministrazione comunale, dato che la questione contiene anche aspetti molto legati a leggi e regolamenti. All'origine del confronto c'è la proliferazione - giudicata ormai fuori controllo da entrambe le associazioni dei commercianti - di micro esercizi di vicinato nati in più punti del centro storico. Nati come esercizi di vicinato (i vecchi alimentari), ma che poi svolgono attività simile se non uguale a quella dei pubblici esercizi. Somministrano cibi (panini e quant'altro) ordinati e preparati espresso (attività vietata anche dal regolamento comunale in vigore). Sul problema dei pubblici esercizi "mascherati" Ascom (attraverso il presidente della commissione centro storico Giovanni Martini) ha sollevato, all'inizio del mese di agosto, un vero e proprio caso, sul quale l'amministrazione ha puntato l'attenzione. Il sindaco in prima persona si è impegnato a risolverlo. Il caso riguardava anche l'altra "minaccia" ai pubblici esercizi rappresentata dai distributori automatici di cibi e bevande. Il cui potenziale arrivo è stato subito stoppato, con una delibera che li bandisce dal centro; un automatico però (in via San Girolamo), la cui realizzazione è partita prima del provvedimento, sta andando avanti. Quanto ai negozi di vicinato che lavorano come paninerie, secondo alcuni la vicenda sarebbe in parte sfuggita a una regolamentazione più precisa l'ultima volta che è stato rivisto il regolamento sui pubblici esercizi. Quello che oggi la categoria richiede, infatti, è proprio un insieme di regole specifiche per i negozi di vicinato. In primo luogo in merito alla superficie minima del locale che un alimentari può occupare (da qui le proposte non meno di 30 metri o non meno di 55), più altre regole accessorie. Né Ascom né Confesercenti accettano che i negozi di vicinato possano usufruire del suolo pubblico, dato che nascono come negozi per la sola vendita di generi alimentari. L'idea di fondo è evitare concorrenze sleali o la ricerca di una scappatoia: a livello di costi di avviamento, un pubblico esercizio (licenza a parte) costa molto di più di un alimentari. Quest'ultimo, tra le altre, non deve ottemperare agli obblighi di servizi igienici e altro.
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