Il Tirreno

Lucca

Meno lavoro per le cooperative B

Luca Rinaldi e una protesta di disoccupati
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Luca Rinaldi e una protesta di disoccupati

Taglio del 30 per cento negli inserimenti nella rete consortile

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 LUCCA. In provincia sono potenzialmente diverse centinaia, anche se è difficile fare stime certe, e aumentano ogni anno: giovani under 25, donne sole, migranti, persone di mezz'età rimaste senza un impiego, gente senza titolo di studio. Sono i lavoratori dimenticati, quelli che faticano a trovare una collocazione e che non vengono aiutati da nessuno. A lanciare l'allarme è So.&Co., il consorzio di cooperative sociali attivo da dieci anni in provincia.  Nell'ultimo triennio denuncia un calo del 30% della quota di lavoratori svantaggiati inseriti nella rete consortile.  Calo che, conti alla mano, ha comportato un milione di euro in meno di risparmio per la cittadinanza. L'allarme arriva in questa intervista dal presidente Luca Rinaldi.  Stando ai dati So.&Co., dal 2006 al 2009 passano da 72 a 51 le persone in difficoltà inserite nel mondo del lavoro nella vostra rete consortile e in particolare delle cooperative sociali dette "di tipo B". Un tracollo del 30%. Ma chi sono questi lavoratori e perché questo calo?  «Ogni anno le cooperative B danno lavoro a persone che la legge definisce portatrici di svantaggio. Si tratta di tossicodipendenti, carcerati, ex detenuti e disabili psicofisici oltre il 46 per cento di invalidità che vengono collocati nella rete consortile e impiegati in attività come pulizia, giardinaggio, lavori edili, facchinaggio, restauri, manutenzione e altro. Il problema è che le attuali categorie dello svantaggio sono troppo circoscritte e non rispondono più ai bisogni della collettività. Gli ex carcerati, i tossicodipendenti e gli altri riconosciuti dalla legge sono casi minoritari. Oggi a Lucca, ma anche in generale, il grosso del disagio sociale è altrove, in categorie non riconosciute: le persone che dopo 40-50 anni perdono il lavoro, le donne sole con famiglia e figli a carico, le persone che non hanno mai lavorato e senza titolo di studio. Grazie alle cooperative B abbiamo sicuramente inserito una settantina di persone anche quest'anno, solo che queste non vengono riconosciute come persone svantaggiate.  «È evidente che c'è bisogno di una svolta. A livello istituzionale il Consorzio ha già proposto alla Provincia di recepire le indicazioni comunitarie che estendono il concetto di persona svantaggiata e lo applicano, tra gli altri, a ragazzi under 25, migranti, minoranze etniche, persone senza un titolo di studio secondario, disoccupati over 50, persone affette da dipendenze, genitori soli. Quelli che faticano sul serio a trovare un lavoro al giorno d'oggi. Friuli e Veneto hanno già ampliato le categorie dello svantaggio sociale. In Toscana invece siamo ancora in alto mare. L'attenzione pubblica punta i riflettori su tossicodipendenti, detenuti, ex carcerati, disabili psico-fisici sopra il 46 per cento di invalidità. Si tratta di categorie da aiutare, certo, ma numericamente minoritarie rispetto al sottobosco sempre crescente di lavoratori dimenticati».  Quanti sono oggi questi lavoratori dimenticati?  «Fare stime è difficile. Sono sicuramente diverse centinaia le persone senza lavoro che non rientrano nella categoria delle persone svantaggiate e che avrebbero bisogno di una mano».  Ma qual è il ruolo delle cooperative B?  «Le coop B sono uno strumento formidabile di politica attiva del lavoro. Esse, infatti, per definizione devono avere almeno il 30 per cento dei soci appartenenti a una categoria di svantaggio. Cioè, sono obbligate a dare lavoro a chi avrebbe difficoltà a trovare una collocazione. Questo vuol dire più benessere per tutti. Garantire un lavoro a una persona portatrice di svantaggio, infatti, significa un ritorno per la comunità che si traduce in una maggior produzione di ricchezza e in un abbattimento dei costi per interventi sociali. Si parla di circa 40mila euro all'anno per persona».  Da qui il calo.  «Già. Nonostante gli sforzi, siamo inchiodati a un trend pesantemente negativo. Dagli 87 lavoratori svantaggiati inseriti nel contesto delle coop di tipo B nell'anno 2002, siamo passati ai 72 del 2006, per arrivare a un 2009 con soli 51 soggetti inseriti».  Per cui, riprendendo i famosi 40mila euro all'anno per persona, da circa 3milioni di euro risparmiati nel 2006, siamo passati a poco più di 2 milioni di euro. Vale a dire un milione di euro andato in fumo.

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