Attenzione
A Torrite due anni di lavori per la messa in sicurezza e il recupero dei vecchi edifici
Gli antichi bagni tornano a vivere
Luca Dini
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Un sopralluogo agli antichi bagni romani Adesso si punta a recuperare la sorgente di acqua termale
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CASTELNUOVO. Gli antichi bagni romani di Torrite stanno diventando una possibile meta turistica. Sabato, alle 16.30, l'architetto Pietro Luigi Biagioni e l'ingegnere Giambattista Bonaldi presenteranno i lavori di messa in sicurezza e di restauro effettuati nel corso degli ultimi due anni. Intanto l'Officina degli Antichi Bagni Romani sogna di recuperare la sorgente di acqua termale. Lo scorso anno, fu ripulito e rimodellato l'alveo del fiume Turrite nel tratto che va dalla centrale Enel al Mulino del Campatello ed è stata posizionata una possente scogliera a protezione dei resti. Quest'anno, è stata la volta del restauro e sono stati così raggiunti alcuni obiettivi che Officina degli Antichi Bagni Romani, l'associazione presieduta da Bruno Tognini, si era proposta fin dalla fondazione. Sulla base del progetto dell'architetto Biagioni, con la collaborazione dei geometri Graziano Marchetti e Stefano Valdrighi, sono state adeguatamente pulite, rinforzate e stuccate le vecchie pareti ben conosciute agli abitanti di Torrite e Castelnuovo. La ditta Guidi Gino ha eseguito gratuitamente una prima parte dei lavori e la ditta Dini Osvaldo ha provveduto poi alle rifiniture. I volontari non sono mancati per una opera che, da quando è tornato vivo l'interesse verso i bagni grazie all'Officina, appassiona tutti gli abitanti del capoluogo. «Non è la prima volta che le terme di Torrite vengono restaurate - precisa il presidente Tognini con l'aiuto dello storico Mariano Verdigi - già nel 1669 il duca di Modena aveva provveduto alla sistemazione dei bagni. Altri lavori furono effettuati agli inizi del Novecento con il sindaco Emidio Coli che aveva incaricato il professor Carlo De Stefani di valutare le qualità termali delle acque». «Ma in passato si trattò di restauri funzionali: si voleva dare la possibilità ai paesani ed ai turisti di usufruire dei benefici di quelle acque termali. Ora l'acqua termale non c'è più - dice Tognini - è necessario prelevarla nelle profondità della terra o nella galleria di scarico Enel. Grazie alla collaborazione con l'istituto di Geoscienze e Georisorse del Cnr di Pisa è stato predisposto un completo programma di monitoraggio sulle acque della zona di emergenza delle sorgenti termali. Se darà esiti positivi, sarà possibile ipotizzare il recupero o tramite il pozzo gestito da Gaia o tramite uno degli altri pozzi che, negli anni Ottanta, furono scavati in zona dal professor Nardi per conto dell'amministrazione comunale». Ma il vero sogno resta quello di recuperare le acque termali che ora sversano, dimenticate e abbandonate, nella galleria di scarico e attraverso di essa nel fiume. A tal fine, lo studio di geologia del dottor Patrizio Bonaldi, sulla base di una proposta avanzata negli anni Sessanta dall'allora direttore del reparto centrali Alto Serchio, ha predisposto un progetto per tentare il recupero delle acque senza danneggiare gli impianti o interferire col regolare funzionamento della centrale. Se Enel approverà il progetto, i volontari dello Speleo-Club Garfagnana, che già in passato hanno prelevato campioni d'acqua termale, si immergeranno nuovamente dentro la galleria. Verranno praticati dei fori nella parte alta, dove si trova la vena, per condurre l'acqua ancora calda fino ad un vicino camerone e quindi all'esterno.
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