Finanza
Rinvio sulla sfiducia ad Agnitti
Alessandro Petrini
Il voto sul presidente del consiglio comunale slitta
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LUCCA. Se contassero le firme dei consiglieri e non i voti i consiglio Marco Agnitti sarebbe già stato sfiduciato. Contro il presidente del consiglio comunale sono infatti state presentate tre distinte mozioni - una di Forza Lucca, una di Governare Lucca e una del Pd - e in tutto sono state raccolte le firme di 22 consiglieri sui 41. Tutto però sarà rimandato alla data in cui questi documenti saranno portati in votazione e al momento le alternative sono il 27 settembre o il 4 ottobre. Ieri infatti non sono bastate oltre due ore di riunione della conferenza dei capigruppo e la presenza del sindaco Mauro Favilla per fare definitivamente chiarezza sul calendario dei lavori dei prossimi consigli. Ci si ritroverà ancora giovedì alle 16 per stilare l'ordine dei lavori e prendere una decisione, mentre in serata sarà ancora Marco Agnitti a guidare la seduta in cui si parlerà dei buoni mensa e si metterà in votazione una mozione di censura dell'assessore Donatella Buonriposi.
In pratica un primo banco di prova sul quale misurare gli equilibri all'interno del centrodestra. La richiesta di rinvio della pratica di qualche giorno è arrivata direttamente da Agnitti che ha fatto sapere che in questi giorni il suo ufficio è ingolfato. Colpa delle tre mozioni di sfiducia e della relazione sulla seduta del 29 luglio richiesta dalla Prefettura dopo un esposto del Pd. La struttura comunale non ce la fa a digerire tutto il lavoro in tempo utile e costringe al rinvio della discussione. Così Agnitti ieri si è presentato con la proposta di rimandare le mozioni di sfiducia al 4 ottobre: ha finito per scontentare tutti tranne il Pdl ed è naufragata di fronte all'alternativa di rimandare tutto al 27, passata nonostante i voti contrari del Pdl e l'astensione dell'Udc. Ma quest'ultima ipotesi sarà ufficializzata solamente giovedì in una nuova conferenza dei capigruppo, in cui Agnitti farà sapere se l'ufficio di presidenza sarà in grado di gestire tutta la mole di lavoro nel giro di pochi giorni.
Ora però iniziano le prove tecniche di tenuta del centrodestra e la prima tappa sarà proprio giovedì sera quando, oltre a parlare dei buoni mensa, l'opposizione presenterà anche una mozione di censura dell'assessore Buonriposi. La votazione segreta non esclude franchi tiratori: potrebbe rivelare anche qualche sorpresa, anche se il capogruppo di Forza Lucca Maurizio Dinelli ci tiene a precisare che il suo gruppo non sfiducerà nessun assessore. «Buonriposi ha gestito malissimo la vicenda, ma io distinguo sempre le questioni personali e noi, seppure con un appoggio esterno, rimaniamo una forza di maggioranza». All'ex consigliere regionale invece non piace affatto l'idea che a guidare il consiglio sia ancora Agnitti. Quanto alla posizione nella maggioranza, Forza Lucca non ha visto novità sul programma di fine mandato: «È evidente che la questione ora è tra il sindaco e il Pdl».
Intanto la frattura tra le due fazioni sembra sempre più insanabile. Lo dimostra il fatto che nella sede del partito in via Vittorio Veneto si sia provveduto a cambiare le serrature: le nuove chiavi non sono state distribuite ai dissidenti. Ma l'attenzione di tutti è su Agnitti, che sembra sempre più un capro espiatorio anche se paradossalmente gli schieramenti politici si sono affrettati a chiarire che nessuno mette in dubbio la correttezza e la buonafede del presidente. «Questa non è politica ma una guerra tra bande», commenta il capogruppo delle sinistre Antonio Sichi, che poi precisa di non aver firmato nessuna delle tre mozioni. Ma voterà la sfiducia per le implicazioni politiche. L'eventuale scenario per il dopo Agnitti si presenta a tinte fosche. Se, come si è appreso, l'attuale presidente - che ha peraltro preso le decisioni sui casi contestati nelle mozioni su parere della segretaria comunale - non farà ricorso per avere l'indennità che gli sarebbe spettata fino al termine del mandato (e, non essendo attaccato alla poltrona come ha sempre dimostrato, potrebbe anche esser lui ad andarsene una volta che i fatti gli avessero dato ragione), sul piano politico la situazione è più ingarbugliata. Il regolamento prevede che nella seduta successiva alla sfiducia si debba subito provare a eleggere un nuovo presidente con due votazioni a maggioranza qualificata dei due terzi. Numeri importanti, difficili da trovare con la crisi politica in atto. È quindi a rischio l'approvazione degli equilibri di bilancio che per legge deve essere fatta entro il 30 settembre. In questo momento la seduta è stata messa all'ordine del giorno del 28 settembre, ma il rischio di slittare a ottobre è dietro l'angolo.
In pratica un primo banco di prova sul quale misurare gli equilibri all'interno del centrodestra. La richiesta di rinvio della pratica di qualche giorno è arrivata direttamente da Agnitti che ha fatto sapere che in questi giorni il suo ufficio è ingolfato. Colpa delle tre mozioni di sfiducia e della relazione sulla seduta del 29 luglio richiesta dalla Prefettura dopo un esposto del Pd. La struttura comunale non ce la fa a digerire tutto il lavoro in tempo utile e costringe al rinvio della discussione. Così Agnitti ieri si è presentato con la proposta di rimandare le mozioni di sfiducia al 4 ottobre: ha finito per scontentare tutti tranne il Pdl ed è naufragata di fronte all'alternativa di rimandare tutto al 27, passata nonostante i voti contrari del Pdl e l'astensione dell'Udc. Ma quest'ultima ipotesi sarà ufficializzata solamente giovedì in una nuova conferenza dei capigruppo, in cui Agnitti farà sapere se l'ufficio di presidenza sarà in grado di gestire tutta la mole di lavoro nel giro di pochi giorni.
Ora però iniziano le prove tecniche di tenuta del centrodestra e la prima tappa sarà proprio giovedì sera quando, oltre a parlare dei buoni mensa, l'opposizione presenterà anche una mozione di censura dell'assessore Buonriposi. La votazione segreta non esclude franchi tiratori: potrebbe rivelare anche qualche sorpresa, anche se il capogruppo di Forza Lucca Maurizio Dinelli ci tiene a precisare che il suo gruppo non sfiducerà nessun assessore. «Buonriposi ha gestito malissimo la vicenda, ma io distinguo sempre le questioni personali e noi, seppure con un appoggio esterno, rimaniamo una forza di maggioranza». All'ex consigliere regionale invece non piace affatto l'idea che a guidare il consiglio sia ancora Agnitti. Quanto alla posizione nella maggioranza, Forza Lucca non ha visto novità sul programma di fine mandato: «È evidente che la questione ora è tra il sindaco e il Pdl».
Intanto la frattura tra le due fazioni sembra sempre più insanabile. Lo dimostra il fatto che nella sede del partito in via Vittorio Veneto si sia provveduto a cambiare le serrature: le nuove chiavi non sono state distribuite ai dissidenti. Ma l'attenzione di tutti è su Agnitti, che sembra sempre più un capro espiatorio anche se paradossalmente gli schieramenti politici si sono affrettati a chiarire che nessuno mette in dubbio la correttezza e la buonafede del presidente. «Questa non è politica ma una guerra tra bande», commenta il capogruppo delle sinistre Antonio Sichi, che poi precisa di non aver firmato nessuna delle tre mozioni. Ma voterà la sfiducia per le implicazioni politiche. L'eventuale scenario per il dopo Agnitti si presenta a tinte fosche. Se, come si è appreso, l'attuale presidente - che ha peraltro preso le decisioni sui casi contestati nelle mozioni su parere della segretaria comunale - non farà ricorso per avere l'indennità che gli sarebbe spettata fino al termine del mandato (e, non essendo attaccato alla poltrona come ha sempre dimostrato, potrebbe anche esser lui ad andarsene una volta che i fatti gli avessero dato ragione), sul piano politico la situazione è più ingarbugliata. Il regolamento prevede che nella seduta successiva alla sfiducia si debba subito provare a eleggere un nuovo presidente con due votazioni a maggioranza qualificata dei due terzi. Numeri importanti, difficili da trovare con la crisi politica in atto. È quindi a rischio l'approvazione degli equilibri di bilancio che per legge deve essere fatta entro il 30 settembre. In questo momento la seduta è stata messa all'ordine del giorno del 28 settembre, ma il rischio di slittare a ottobre è dietro l'angolo.
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