Il Tirreno

Lucca

Cdm, adesso indaga la guardia di finanza

Pietro Barghigiani
Il presidio degli operai in piazza Bernardini e la Cdm
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Il presidio degli operai in piazza Bernardini e la Cdm

Avviati accertamenti sulla distrazione di 7 milioni di euro

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 LUCCA. Società con sede a Londra, amministratori in Svizzera e russi che si avvicendano con una frequenza quasi mensile, personaggi con precedenti per truffa che si presentano come delegati della nuova proprietà. Ma soprattutto una distrazione di fondi per almeno 7 milioni di euro denunciata dal custode giudiziale nominato dal tribunale.  Gli elementi alla base di una storia di finanza spericolata ci sono tutti nell'inchiesta aperta dalla Procura di Lucca sulla proprietà inglese, poi congelata dalla magistratura, della Cdm Group.  Società estere. È un fascicolo con documenti che valicano i confini italiani quello aperto dal sostituto procuratore Enrico Corucci sulla vendita del 75 per cento delle quote della Cdm Group alla Vecafin Ltd di Londra avvenuta nel febbraio 2009. La parabola del gruppo cartario della famiglia Pieri dopo l'operazione con la riservata società inglese si è conclusa con fallimenti e liquidazioni delle quattro aziende di Cuneo, Pracando, Castellare di Pescia e Salanetti a Lunata. Era un gruppo che dava lavoro a circa 200 persone e fatturava un centinaio di milioni di euro. Ora si stanno raccogliendo i cocci per ripartire.  L'epilogo a lieto fine risale alle scorse settimane con l'arrivo della Rotocart di Padova e la parziale ripresa della produzione e la ricollocazione dei dipendenti.  Ma è sul passato che gli inquirenti vogliono fare piena luce e ricostruire il filo di un'operazione sull'asse Londra-Lucca gestita da una società costituita un anno prima dell'acquisto della Cdm Group.  Le indagini. Il sostituto Corucci ha affidato alla Guardia di finanza l'indagine scaturita anche dall'esposto presentato nel maggio scorso dalla Cgil di Lucca e Pistoia e dalle due Province. Non solo quella denuncia ha dato impulso all'inchiesta. Il sequestro delle quote detenute dalla Vecafin Ltd disposto dal tribunale di Lucca e da quello di Bergamo ha messo in condizione le Fiamme gialle di avviare una serie di verifiche su chi si è affacciato da protagonista o comprimario sulla scena di un intrigo internazionale con radici italiane.  Vecafin Ltd. Dalla Camera di commercio inglese la società, con sede al 78 di York Street a Londra, risulta costituita l'11 febbraio 2008. Tra i vari amministratori figurano donne d'affari russe, un consulente finanziario di Lugano e dal gennaio 2010 anche un italiano. Quando nel febbraio 2009 la Vecafin Ltd rilevò il 75 per cento della Cdm Group al vertice del cda nominò un presidente che aveva svolto il ruolo di amministratore delegato di una società di calzature capannorese poi fallita. Come rappresentanti dei nuovi soci di maggioranza si presentarono poi due personaggi con precedenti per truffa e bancarotta. A chiudere la parabola arrivarono a giugno le banche con il blocco degli affidamenti per l'impossibilità di avere un quadro nitido su chi ci fosse dietro alla Vecafin.  Soldi spariti. La famiglia Pieri si accorse di essere incappata nel socio sbagliato quando Vecafin dispose alcuni pagamenti e alleggerì il conto dell'azienda. Il saldo per le quote di maggioranza e l'aumento di capitale da almeno 8 milioni di euro annunciato al momento di entrare nella società restarono pure chimere. Al momento di chiedere il fallimento della Cartiera della Madonnina il custode giudiziale informò i sindacati di aver denunciato la distrazione di 7 milioni di euro. Chi li ha fatti sparire e in quali tasche siano finiti è quello che stanno cercando di scoprire i finanzieri.

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