Il dolore
Alla media 14 stranieri in 5 classi
Integrazione ok a Camigliano
Arianna Bottari
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CAMIGLIANO. «Ragazzi stranieri equamente divisi in ognuna delle prime». Lo assicura Giorgio Dalsasso, il dirigente dell'Istituto comprensivo di Camigliano, dopo che alcuni genitori avevano sottolineato l'assenza di alunni extracomunitari in una classe, la 1ª B. «Quattordici i ragazzi stranieri nelle nostre prime, equamente divisi nelle cinque sezioni. E di questi, dodici hanno frequentato le elementari della zona. Nessun problema di integrazione, quindi, né di ritardo sui programmi». I sospetti erano venuti ad alcuni genitori proprio la prima mattina di scuola, quando gli alunni delle prime erano stati radunati nel piazzale della scuola e lì divisi in cinque classi per altrettante sezioni. Ebbene, sembrava che in una di queste non vi fossero ragazzi stranieri. Ma a fugare i sospetti è proprio il dirigente dell'Istituto comprensivo Giorgio Dalsasso. «Abbiamo molti ragazzi al primo anno in questo anno scolastico - dice Dalsasso -, esattamente sono 112. Per non avere classi troppo numerose, li abbiamo suddivisi in cinque sezioni. Come risultato abbiamo ottenuto classi omogenee da 22 o 23 alunni. Di questi 112 ragazzi, 14 sono extracomunitari, distribuiti per ogni classe (da 2 a quattro). La maggior parte, dodici, hanno frequentato le scuole primarie della zona, quindi non sussiste alcun problema di rallentamento dei programmi, come si potrebbe pensare o temere». Dalsasso tiene a precisare che l'attenzione a certi temi è da tempo al centro dei progetti scolastici dell'Istituto e della media in particolare. «Pensiamo ad esempio al progetto sulla legalità - spiega il dirigente - che tante soddisfazioni ci ha dato negli ultimi anni. Svolgiamo poi attività per le realtà maggiormente critiche. Abbiamo un volontario dell'Arel che ci aiuta e c'è, inoltre, uno psicologo che gestisce uno sportello aperto a ragazzi e genitori. Per non parlare del progetto dedicato alle eccellenze, integrato da un percorso di formazione dedicato naturalmente ai ragazzi». Insomma, sottolinea Dalsasso, non si può certo dire che la scuola sia insensibile alle tematiche più delicate.
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