Il Tirreno

Lucca

Il ministero dà ragione a Chelini

Marco Innocenti
Alberto Del Carlo, presidente della Fondazione Banca del Monte
◗
Alberto Del Carlo, presidente della Fondazione Banca del Monte

Contro la decisione in arrivo il ricorso al Tar del Lazio

4 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Aldo Chelini, già presidente della Fondazione Banca del Monte, può essere eletto nell'organo di indirizzo dell'ente per il quale era stato designato dalla Camera di Commercio, su indicazione dell'Associazione Industriali. Così ha stabilito il dirigente del ministero dell'economia, al quale Chelini si era appellato dopo essere stato escluso perché ritenuto incompatibile. La Fondazione e l'organo di indirizzo prendono atto, ma si preparano a fare ricorso al Tar del Lazio, chiedendo che sia il giudice a decidere sulla diversa interpretazione delle norme sulla compatibilità.  In attesa che il ministero si pronunci sull'altro ricorso presentato per il candidato designato dal Comune di Viareggio, Edoardo Filiberto Rivola Giuffè, anch'egli escluso, la situazione si ingarbuglia e i tempi per arrivare all'elezione del nuovo Cda si allungano. Certo, l'attuale consiglio guidato da Alberto Del Carlo va avanti in regime di prorogatio e la Fondazione non è senza governo, ma è chiaro che l'organo prorogato decide con estrema prudenza cercando di non impegnare con le sue scelte il nuovo consiglio. Per il territorio, che ha un gran bisogno dei contributi della Fondazione, sarebbe invece indispensabile poter contare su investimenti a lungo termine che aiutino la ripresa e lo sviluppo.  Un obiettivo difficilmente raggiungibile nei necessari tempi rapidi se si attende il corso della giustizia amministrativa e l'esito dello scontro tra forze politiche che sulla Fondazione vogliono mettere la bandierina. Nell'interesse della città, buon senso vorrebbe invece che si riuscisse a trovare una soluzione condivisa. I fatti hanno dimostrato che, superata la fase iniziale delle scelte sugli incarichi, i membri del Cda e dell'organo di indirizzo riescono poi a lavorare bene insieme e a fare della collegialità nelle decisioni un punto di forza.  «Mi auguro davvero che sia di nuovo possibile questo percorso - dice il presidente Del Carlo - ma intanto dobbiamo prendere atto della decisione del ministero».  Per martedì e venerdì è già fissata la riunione del Cda e dell'organo di indirizzo che dovranno decidere cosa fare. I due organi possono in teoria non tenere conto dell'indicazione del ministero, ma con ongi probabilità - sentiti i legali - decideranno di presentare ricorso al Tar del Lazio. Difficile che deliberino la riammissione di Chelini prima di un verdetto del giudice amministrativo.  In discussione non è la norma, ma l'interpretazione. La legge sulle fondazioni bancarie prevede che i componenti degli organi possano essere confermati una sola volta. Un decreto successivo aveva però previsto una deroga per il periodo 2000-2005, nel quale molte regole erano cambiate, soprattutto sulla rieleggibilità e sulla pariteticità della rappresentanza di designati da enti pubblici ed altre categorie. Fin dal 1999 però lo statuto della Fondazione Banca del Monte di Lucca prevedeva che i componenti dell'organo di indirizzo non possono essere designati consecutivamente per più di due volte e quindi non c'era stato bisogno di adeguarsi alle nuove norme generali. Secondo autorevoli pareri, l'esclusione di Chelini, ma anche di altri come Silvano Bacci e Paolo Mencacci, era quindi un atto dovuto, come esplicitato nella memoria inviata al ministero dopo il ricorso di Chelini.  Il quale sosteneva invece di essere rieleggibile, avendo tra l'altro rassegnato le dimissioni nel 2007 dall'organo di indirizzo in carica per il periodo 2005-2010. E comunque per il ricorrente non andava considerata la prima designazione per il periodo 2000-2005.  Il ministero, seguendo la prassi a cui è ricorso in situazioni analoghe di altre Fondazioni (che però avevano dovuto adeguarsi alle modifiche di legge, a differenza della Fondazione Monte di Lucca, già in regola) ha dato ragione a Chelini, non smentendo il pre-parere dato alla Camera di Commercio al momento della designazione e temendo forse di aprire il varco ad una serie di ricorsi in Fondazioni anche più importanti, se avesse deciso in altro modo.  Ora il quadro potrebbe ulteriormente complicarsi. Intanto sarebbe difficile spiegare a Bacci e Mencacci la loro esclusione, mentre altre sorprese potrebbero arrivare dalla decisione sul ricorso presentato per il designato del Comune di Viareggio. Alle lunghe vanno poi le scelte del Comune di Lucca per altri due membri dell'organo di indirizzo, presumibilmente per la crisi che sta paralizzando sindaco e giunta.  Un guaio per il territorio, che ha più che mai bisogno di una Fondazione in grado di decidere e programmare iniziative di grande respiro, non limitate all'urgenza del momento.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa