Finanza
La campanella suona in ritardo
Nadia Davini
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La scuola Piaggia di Capannori (Vip) Docenti e bidelli bloccano il primo giorno di scuola per protestare contro i tagli
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LUCCA. Protesta sì, ma quale? Docenti e bidelli bloccano il primo giorno di scuola, dando così inizio alla nuova ondata di mobilitazioni contro i tagli all'istruzione pubblica. Il 15 settembre, infatti, diversi istituti della provincia di Lucca (scuole dell'infanzia, primarie, medie e superiori) non daranno avvio al nuovo anno scolastico, posticipando l'apertura di un giorno. Così nel primo, terzo, quinto, sesto e settimo circolo didattico di Lucca, nel secondo circolo di Pietrasanta e negli Istituti comprensivi di Altopascio, Borgo a Mozzano, Marco Polo, Massarosa, Torre del Lago e Lido di Camaiore. Alle medie e alle superiori, invece, l'apertura è garantita, ma diversi insegnanti non saranno presenti in aula. È questa la prima forma di protesta che si concretizzerà in un'assemblea provinciale di quattro ore (indetta da Cgil, Cobas e Gilda e assolutamente legittima perché prevista dal contratto integrativo regionale) all'Istituto comprensivo "Carlo Piaggia" di Capannori, dalle 8,30 alle 12,30 di mercoledì 15 settembre, per tracciare un percorso più ampio di mobilitazione che duri tutto l'autunno. E che allarghi il fronte ai genitori e agli studenti. Classi sovraffollate (e mancato rispetto delle norme sulla sicurezza), meno tempo pieno, risorse sempre più ridotte e tagli. Agli organici, alle discipline, al monte ore di lezione. Tagli ovunque: dalle materne alle superiori. Lo scenario che si delinea all'apertura delle scuole è particolarmente incerto, caotico e denso di preoccupazioni. Mai come in questa circostanza i dati fotografano la situazione. 237 posti di lavoro persi in un anno nella sola provincia di Lucca: 21 cattedre in meno alla primaria, 60 alle medie, 52 alle superiori, 15 per il sostegno, 67 posti di bidelli, 13 assistenti amministrativi e 9 assistenti tecnici. Lo fanno presente i tre responsabili scuola di Cgil, Cobas e Gilda, Marcella Zani, Rino Capasso e Marzia Ristori. «È una vera e propria macelleria sociale - dicono -. Centinaia di precari resteranno senza lavoro. E tutto questo avrà effetto anche sulla qualità della scuola, sia per la continuità didattica sia per la riduzione delle ore di lezione e del numero delle classi». Meno insegnanti. Meno ore di lezione. E più alunni. «Nelle classi prime e terze - continuano -, delle superiori si va da un minimo di 27 alunni ad un massimo di 30 derogabile fino a 33: la gestione delle classi sarà sempre più difficile e sarà impossibile un approccio didattico individualizzato». E conseguente totale violazione delle norme sulla sicurezza: la normativa antincendio, infatti, prevede un massimo di 26 persone per classe (25 alunni più un insegnante). La Gelmini ha previsto un numero minimo di alunni per aula pari a 27 (con l'insegnante si arriva a 28). «Infine - spiegano i tre sindacalisti -, il blocco triennale dei contratti e degli scatti di anzianità determinerà una perdita salariale in tre anni fino a 7mila euro lordi pro capite. Ma siccome il 2010, 2011 e 2012 non saranno più conteggiati ai fini della progressione di carriera, ogni docente e Ata perderà dai 29mila ai 41mila euro fino alla fine della carriera». Il tema degli insegnanti di sostegno è uno dei più delicati e spiega in quale direzione sta andando la scuola italiana. «Nelle scuole dove ci sono insegnanti di sostegno - spiega un insegnante - ci sono ragazzi con disabilità gravi che verranno affiancati solo nove ore su 36 o 40. Questo perché la deroga per i bambini con handicap certificato di arrivare fino a 15 ore è stata cancellata dalla finanziaria di Tremonti». «La scuola non apre il 15 settembre - concludono Zani, Capasso e Ristori -, perché vogliamo difendere la scuola pubblica come baluardo della democrazia».
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