Il dolore
Cerasa, dove il tempo si è fermato
Paola Taddeucci
Ombretta Cavani da 7 anni alleva la pecora bianca e lavora la lana
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Non c'è telefono e ci si riscalda con il grande camino in cucina, come una volta. Le prime case sono giù, in basso, a 15 chilometri. Dietro e davanti ci sono solo le montagne e immensi prati. Come vicini, boschi, cervi, daini, cinghiali. E lupi.
Ma Ombretta Cavani, 38 anni, titolare dell'azienda agricola Cerasa, nel comune di Pieve Fosciana, non cambierebbe mai la sua vita. «Appena vado da mia sorella, a Sesto di Moriano - dice - non vedo l'ora di tornare qua. Non sono più abituata ai rumori, al traffico, all'aria». E aggiunge: «Qui c'è tutto, nonostante si sia isolati e non ci sia alcun comfort. Amo gli animali, amo questa vita. Per esempio, come faccio a perdermi lo spettacolo dell'immenso prato davanti a noi che a primavera diventa blu?». Le pecore. Da sette anni Ombretta alleva pecore a Cerasa - a quasi mille metri di quota sopra Sillico - con l'aiuto del padre Mario, 74 anni, e della madre Gemma Lenzarini, 69. Dagli ovini ricavano una ricotta che a mangiarla non sembra nemmeno lontana parente della migliore acquistata da un pastore. Il loro pecorino è stato giudicato per tre anni di seguito il più buono della Garfagnana alla fiera del formaggio che si tiene ogni settembre a Castelnuovo.
E per eliminare il costo di smaltimento della tosatura - considerato un rifiuto speciale - Ombretta ha pensato di mettere a frutto questa risorsa, utilizzando la lana. «Oltre alla nostra - spiega - raccogliamo quella di altre aziende agricole. La mandiamo a lavare e filare a Biella, poi la lavoriamo, con l'aiuto della signora Ermanna di Canigiano, vicino a Corfino, che ha un telaio a mano». Fanno cappelli, sciarpe, plaid, calze, tappeti. Ombretta colora i gomitoli con prodotti naturali: cocciniglia, mallo di noce, castagno. E ha buona richiesta sia dei gomitoli sia dei capi realizzati. «Stiamo cercando - informa - di costituire un'associazione di donne della vallata per farci conoscere di più».
Dal campo alla tavola. A Cerasa ci sono poi capre, galline, faraone, polli, conigli, l'orto, il frutteto, il castagneto. Si fa il formaggio e la ricotta, il pane con le patate e la pasta. La carne d'agnello è più che doc. Con tutto questo ben di Dio a disposizione, i Cavani hanno messo su anche un servizio di ristorazione, spesso tappa degli escursionisti lungo i sentieri che si diramano nei vicini boschi.
«È un ristorante molto alla buona - spiega Ombretta -, offriamo quello che coltiviamo e facciamo da noi». Massimo 20 persone, d'inverno si mangia in casa, in una grande sala accanto alla cucina, dove i pavimenti sono fatti ancora con gli enormi tavoloni di legno, mentre d'estate è apparecchiato sotto il pergolato che guarda sui monti e sulla vallata. La scelta. Prima di Cerasa, Ombretta faceva la contabile in un'azienda di tutt'altro genere. Sette anni fa, la ditta avrebbe chiuso di lì a poco, così, invece di cercare un altro lavoro, la donna decise di seguire i genitori, che da sempre allevavano le pecore.
Fino a quel momento la famiglia Cavani viveva a Pieve Fosciana, dove tra l'altro abita l'altra loro figlia, e faceva la spola con la montagna. La svolta arrivò con la proposta della Comunità montana - che ha in affidamento gli immensi terreni di Cerasa, di proprietà della Regione - di creare là un'azienda agricola sperimentale per la reintroduzione della pecora bianca garfagnina, allora a rischio di estinzione. Ombretta e i genitori accettarono e decisero di trasferirsi stabilmente in quel posto sperduto tra i monti, dove c'era già una vecchia casa colonica adibita ad abitazione. Così presero in gestione l'azienda, la Comunità montana fece arrivare 20 candidi ovini doc dall'Aquila - l'unica zona dove si fino ad allora si era conservata la razza - e iniziò la loro entusiasmante avventura. Oggi hanno 107 pecore di pura razza garfagnina. Una scommessa vinta. Gli animali.
A far loro compagnia ci sono poi diversi gatti, due cavalli e sei cani. Questi ultimi sono un prezioso aiuto nel badare alle pecore. Soprattutto Bonnie, una border collie che non perde mai di vista il gregge. E la fiera Lilla, pastore maremmano schivo e riservato, l'unica che non teme i lupi. Già, i lupi. La minaccia numero uno per le pecore. «Approfittano delle giornate nebbiose - racconta Ombretta - per avvicinarsi al gregge e portarne via una alla volta. Qualche tempo fa ne sparirono due. Ma di noi ai lupi non importa, non è successo mai niente». La vita a Cerasa è scandita dal ritmo degli animali e dai lavori agricoli. Sveglia presto per far uscire le pecore al pascolo, che hanno a disposizione estesi campi, usati a rotazione così da non diventare mai secchi.
«D'estate - spiega Ombretta - le lasciamo fuori per tutto il giorno. Nelle ore più calde dormono sotto i castagni. D'inverno escono meno e mangiano fieno, cinque camion ad annata». A primavera c'è la tosatura. «Quest'anno - conclude Ombretta - hanno patito il freddo perché non è stata una bella stagione. Sì, gli inverni sono duri, a volte durissimi, con lunghi giorni di nebbia e neve che ti fa sprofondare tanto è alta. Ma poi, ogni anno a maggio, il prato si colora di blu».
Ma Ombretta Cavani, 38 anni, titolare dell'azienda agricola Cerasa, nel comune di Pieve Fosciana, non cambierebbe mai la sua vita. «Appena vado da mia sorella, a Sesto di Moriano - dice - non vedo l'ora di tornare qua. Non sono più abituata ai rumori, al traffico, all'aria». E aggiunge: «Qui c'è tutto, nonostante si sia isolati e non ci sia alcun comfort. Amo gli animali, amo questa vita. Per esempio, come faccio a perdermi lo spettacolo dell'immenso prato davanti a noi che a primavera diventa blu?». Le pecore. Da sette anni Ombretta alleva pecore a Cerasa - a quasi mille metri di quota sopra Sillico - con l'aiuto del padre Mario, 74 anni, e della madre Gemma Lenzarini, 69. Dagli ovini ricavano una ricotta che a mangiarla non sembra nemmeno lontana parente della migliore acquistata da un pastore. Il loro pecorino è stato giudicato per tre anni di seguito il più buono della Garfagnana alla fiera del formaggio che si tiene ogni settembre a Castelnuovo.
E per eliminare il costo di smaltimento della tosatura - considerato un rifiuto speciale - Ombretta ha pensato di mettere a frutto questa risorsa, utilizzando la lana. «Oltre alla nostra - spiega - raccogliamo quella di altre aziende agricole. La mandiamo a lavare e filare a Biella, poi la lavoriamo, con l'aiuto della signora Ermanna di Canigiano, vicino a Corfino, che ha un telaio a mano». Fanno cappelli, sciarpe, plaid, calze, tappeti. Ombretta colora i gomitoli con prodotti naturali: cocciniglia, mallo di noce, castagno. E ha buona richiesta sia dei gomitoli sia dei capi realizzati. «Stiamo cercando - informa - di costituire un'associazione di donne della vallata per farci conoscere di più».
Dal campo alla tavola. A Cerasa ci sono poi capre, galline, faraone, polli, conigli, l'orto, il frutteto, il castagneto. Si fa il formaggio e la ricotta, il pane con le patate e la pasta. La carne d'agnello è più che doc. Con tutto questo ben di Dio a disposizione, i Cavani hanno messo su anche un servizio di ristorazione, spesso tappa degli escursionisti lungo i sentieri che si diramano nei vicini boschi.
«È un ristorante molto alla buona - spiega Ombretta -, offriamo quello che coltiviamo e facciamo da noi». Massimo 20 persone, d'inverno si mangia in casa, in una grande sala accanto alla cucina, dove i pavimenti sono fatti ancora con gli enormi tavoloni di legno, mentre d'estate è apparecchiato sotto il pergolato che guarda sui monti e sulla vallata. La scelta. Prima di Cerasa, Ombretta faceva la contabile in un'azienda di tutt'altro genere. Sette anni fa, la ditta avrebbe chiuso di lì a poco, così, invece di cercare un altro lavoro, la donna decise di seguire i genitori, che da sempre allevavano le pecore.
Fino a quel momento la famiglia Cavani viveva a Pieve Fosciana, dove tra l'altro abita l'altra loro figlia, e faceva la spola con la montagna. La svolta arrivò con la proposta della Comunità montana - che ha in affidamento gli immensi terreni di Cerasa, di proprietà della Regione - di creare là un'azienda agricola sperimentale per la reintroduzione della pecora bianca garfagnina, allora a rischio di estinzione. Ombretta e i genitori accettarono e decisero di trasferirsi stabilmente in quel posto sperduto tra i monti, dove c'era già una vecchia casa colonica adibita ad abitazione. Così presero in gestione l'azienda, la Comunità montana fece arrivare 20 candidi ovini doc dall'Aquila - l'unica zona dove si fino ad allora si era conservata la razza - e iniziò la loro entusiasmante avventura. Oggi hanno 107 pecore di pura razza garfagnina. Una scommessa vinta. Gli animali.
A far loro compagnia ci sono poi diversi gatti, due cavalli e sei cani. Questi ultimi sono un prezioso aiuto nel badare alle pecore. Soprattutto Bonnie, una border collie che non perde mai di vista il gregge. E la fiera Lilla, pastore maremmano schivo e riservato, l'unica che non teme i lupi. Già, i lupi. La minaccia numero uno per le pecore. «Approfittano delle giornate nebbiose - racconta Ombretta - per avvicinarsi al gregge e portarne via una alla volta. Qualche tempo fa ne sparirono due. Ma di noi ai lupi non importa, non è successo mai niente». La vita a Cerasa è scandita dal ritmo degli animali e dai lavori agricoli. Sveglia presto per far uscire le pecore al pascolo, che hanno a disposizione estesi campi, usati a rotazione così da non diventare mai secchi.
«D'estate - spiega Ombretta - le lasciamo fuori per tutto il giorno. Nelle ore più calde dormono sotto i castagni. D'inverno escono meno e mangiano fieno, cinque camion ad annata». A primavera c'è la tosatura. «Quest'anno - conclude Ombretta - hanno patito il freddo perché non è stata una bella stagione. Sì, gli inverni sono duri, a volte durissimi, con lunghi giorni di nebbia e neve che ti fa sprofondare tanto è alta. Ma poi, ogni anno a maggio, il prato si colora di blu».
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