Sicurezza
«Sagre, concorrenza sleale per i ristoranti che danno lavoro»
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LUCCA. Levata di scudi di tanti ristoratori dopo l'intervento di Francesco Colucci, già direttore dell'Apt, a difesa delle sagre. Anche a nome di tanti colleghi, Lorenzo Marcucci, scrive: «Colucci non ci dice quanto ha speso alla decantata sagra, ma conta poco. Quello che conta è la finalità sociale del servizio, e certo avrà comunque speso pochissimo, dato che non ci sono affitti da pagare, personale da retribuire e tasse varie, e le forniture delle materie prime sono a prezzi di favore. D'altra parte i bar che osservano le nuove normative possono servire pasti veloci, le sagre sono sottoposte alle stesse procedure Haccp, presto avremo sagre con 2 o 3 stelle. «E i ristoranti che dovrebbero fare? Dovrebbero adeguarsi, stravolgere gli arredamenti, organizzarsi per fornire piatti veloci, in ambienti consoni, magari con piatti e bicchieri di plastica, cedendo poi magari il passo alle grandi catene per permettere oltre ad una maggiore socializzazione. Invece i ristoranti che fanno? Continuano a offrire menù completi, con tovaglie di lino, posate di acciaio, piatti di porcellana, in ambienti ristretti. Non possono disporre di "comodi parcheggi, ampi tendoni, grandi prati": per averli dovrebbero chiederli al parroco come fanno le sagre? C'è un'altra cosa strana che, per ora, i ristoranti continuano a fare: pagare chi ci lavora».
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