Sicurezza
La guerra dei panini ora si combatte con i metri quadrati
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LUCCA. La ricetta per combattere la "concorrenza sleale", fra i pubblici esercizi dichiarati e i negozi di vicinato che fanno attività di somministrazione, partirà dalla richiesta di ampliare la superficie minima per un negozio di vicinato. Limite che attualmente è fissato a nove metri quadrati.
Ma nelle intenzioni di Ascom, che ha chiesto su questo tema un incontro urgente all'amministrazione, c'è di estendere la superficie minima ad alcune decine di metri quadrati. Da qualche parte, si sente addirittura ventilare una misura minima fissata a cinquanta metri quadrati, ma con molte probabilità è solo una provocazione per calcare la mano sul problema.
Di certo, quello che verrà chiesto all'amministrazione comunale durante il faccia a faccia con i ristoratori di Confcommercio, sarà di rivedere le metrature. Ora che il problema dei distributori automatici è stato eliminato (con il provvedimento del sindaco che li vieta in tutta l'area del centro compresa nella cerchia muraria), la prossima battaglia che Ascom vuole a tutti i costi combattere è quella contro i negozi di vicinato, scoppiata fra fine luglio e inizio agosto, un periodo in cui avevano aperto i battenti più esercizi di vicinato a ridosso del centro storico.
Quello che si contesta, si ribadisce, è che negozi senza autorizzazione specifica somministrino cibi e bevande: in questo modo aggirano spese per licenze e tassazioni varie. Nel caso dei nuovi esercizi da poco aperti in città, spesso si tratta di attività che hanno sede in piccoli locali: elevare la superficie minima richiesta per un negozio di vicinato equivarrebbe, nelle intenzioni di chi la proporrà, a una automatica limitazione degli stessi.
A questo, infatti, Ascom vuole arrivare e quanto prima. Non a caso auspica che l'incontro possa essere fissato al più presto. In discussione comunque (è un'indicazione emersa nel corso della riunione che si è svolta internamente ad Ascom) saranno posti anche altri aspetti. Uno è quello del decoro che i locali devono in ogni modo mantenere.
Troppi allestimenti non idonei, che contrastano con l'architettura del centro, con le sue strade e i suoi palazzi storici. Troppi tavolini, sedie e altri arredi fuori da ogni stile e logica armonia di forme con l'ambiente che li circonda. Ascom chiederà che sia rafforzata la vigilanza sui locali che ricorrono ad allestimenti non consoni e ad arredi non contemplati dal regolamento specificio, perché la situazione, dicono alcuni ristoratori affiliati ad Ascom, «sta diventando critica». E si aggiunge che si attende solo la data per parlare di tutti questi argomenti. La categoria dei ristoratori e dei proprietari di pubblici esercizi di Ascom si dice «pronta al confronto positivo».
Ma nelle intenzioni di Ascom, che ha chiesto su questo tema un incontro urgente all'amministrazione, c'è di estendere la superficie minima ad alcune decine di metri quadrati. Da qualche parte, si sente addirittura ventilare una misura minima fissata a cinquanta metri quadrati, ma con molte probabilità è solo una provocazione per calcare la mano sul problema.
Di certo, quello che verrà chiesto all'amministrazione comunale durante il faccia a faccia con i ristoratori di Confcommercio, sarà di rivedere le metrature. Ora che il problema dei distributori automatici è stato eliminato (con il provvedimento del sindaco che li vieta in tutta l'area del centro compresa nella cerchia muraria), la prossima battaglia che Ascom vuole a tutti i costi combattere è quella contro i negozi di vicinato, scoppiata fra fine luglio e inizio agosto, un periodo in cui avevano aperto i battenti più esercizi di vicinato a ridosso del centro storico.
Quello che si contesta, si ribadisce, è che negozi senza autorizzazione specifica somministrino cibi e bevande: in questo modo aggirano spese per licenze e tassazioni varie. Nel caso dei nuovi esercizi da poco aperti in città, spesso si tratta di attività che hanno sede in piccoli locali: elevare la superficie minima richiesta per un negozio di vicinato equivarrebbe, nelle intenzioni di chi la proporrà, a una automatica limitazione degli stessi.
A questo, infatti, Ascom vuole arrivare e quanto prima. Non a caso auspica che l'incontro possa essere fissato al più presto. In discussione comunque (è un'indicazione emersa nel corso della riunione che si è svolta internamente ad Ascom) saranno posti anche altri aspetti. Uno è quello del decoro che i locali devono in ogni modo mantenere.
Troppi allestimenti non idonei, che contrastano con l'architettura del centro, con le sue strade e i suoi palazzi storici. Troppi tavolini, sedie e altri arredi fuori da ogni stile e logica armonia di forme con l'ambiente che li circonda. Ascom chiederà che sia rafforzata la vigilanza sui locali che ricorrono ad allestimenti non consoni e ad arredi non contemplati dal regolamento specificio, perché la situazione, dicono alcuni ristoratori affiliati ad Ascom, «sta diventando critica». E si aggiunge che si attende solo la data per parlare di tutti questi argomenti. La categoria dei ristoratori e dei proprietari di pubblici esercizi di Ascom si dice «pronta al confronto positivo».
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