Il Tirreno

Lucca

Falciato come un birillo da un'auto pirata

Candida Virgone
Falciato come un birillo da un'auto pirata

Studente ventenne travolto e ucciso a Pisa mentre va all'università

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PISA. Si può morire a vent'anni mentre si va all'università, di mattina, in una strada del centro, camminando tranquilli con un amico?  È possibile, per una sorta di fatale, tragico, appuntamento con il destino. Perché Andrea Peruzzi - venti candeline spente appena il 6 giugno scorso, rimasto ucciso ieri mattina, orribilmente schiacciato fra due macchine da un automobilita pirata, in via Luschi, mentre camminava lungo le auto in sosta - non doveva esser lì. Doveva essere in Egitto, in un villaggio in cui fa l'animatore, e tornare in Italia, a Bagni di Lucca, dove vive, a fine ottobre. Invece aveva anticipato il rientro ed aveva deciso di cambiare facoltà: da Economia, la stessa facoltà fatta tanti anni prima dalla madre, Maria Patrizia Biagiotti, voleva passare a Scienze per la pace. E ieri mattina era andato ad informarsi sul passaggio accompagnato da un amico, anche lui di Bagni, Stefano Strigoli, 22 anni, studente dlla facoltà di ingegneria, rimasto lievemente ferito.  Erano le 9.30. I due ragazzi camminavano in via Luschi, quel breve tratto di strada che da via del Borghetto immette nel punto in cui via Gioberti si interseca con via di Cisanello. Forse imprudentemente, anche se non basta a giustificare la banalità e la tragicità di un incidente così improbabile in centro, camminavano in fila indiama lungo le auto in sosta, piuttosto che sul marciapiede, proprio dal Borghetto verso Cisanello. Cercavano la sede di Scienze per la pace e stavano in strada per vedere meglio: ha spiegato dopo Stefano. Andrea era davanti a lui. Erano a metà della strada quando alle loro spalle è sopraggiunta una Fiat Punto grigia che ha urtato dapprima Stefano, ferendolo ad un braccio e facendolo cadere fra due auto parcheggite: è stata la sua salvezza. Poi si è abbattuta su Andrea, schiacciandolo contro l'angolo posteriore sinistro di un'altra macchina ferma, appartenente a due ragazzi di Calci, una coppia, anche questa molto giovane. Un urto terribile che ha ferito mortalmente Andrea e lo ha fatto cadere ancora più rovinosamente a terra, pochi metri dopo. Il conducente dell'auto ha proseguito per un po' la sua corsa, parcheggiando poi la Punto all'angolo sinistro della strada e abbandonandola lì. Accanto a lui c'era un'altra persona, una donna di mezza età. Avrebbero guardato la scena da lontano e poi si sarebbero allontanati a piedi. Quando la polizia municipale è arrivata, ha trovato l'auto abbandonata. Unico testimone dell'orrore è Stefano, che però era di spalle, come l'amico, al momento del drammatico impatto. Solo lui potrà fornire qualche particolare utile alle indagini e alla precisa ricostruzione della dinamica. Ora è provato più dallo shock che dalle ferite riportate nell'incidente: la prognosi infatti è fortunatamente lieve. Ha visto il caro amico morire sotto i suoi occhi, ha sentito come uno strappo lacerante quell'urto terribile che glielo ha poortato via. I primi ad uscire dopo aver sentito il colpo sono stati un bambino e sua madre, che hanno visto Andrea a terra, l'asfalto orribilmente coperto del suo sangue, ed hanno chiamato i soccorsi. Quando è arrivata l'ambulanza i soccorritori hanno tentato a lungo di rianimarlo, ma è sembrata un'impresa impossibile. Quel bel ragazzo alto, pieno di vita e di speranze, sarebbe spirato pochi minuti dopo, durante il tragitto verso il Santa Chiara.  

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