Il Tirreno

Lucca

Morto in piscina la Procura dispone le prime indagini

Luca Tronchetti
I vani tentativi di rianimazione sul giovane annegato in piscina al Country Club di Fontananuova
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I vani tentativi di rianimazione sul giovane annegato in piscina al Country Club di Fontananuova

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 LUCCA. I due bagnini della piscina dell'hotel Country di Gragnano sono iscritti nel registro degli indagati per la morte di Rocco Perna, 20 anni, il ragazzo deceduto all'ospedale in seguito ad un malore accusato mentre si trovava in acqua. Si tratta di un atto dovuto a garanzia da parte della procura della Repubblica per consentire a chi era proposto al controllo e alla vigilanza della piscina di nominare legali e consulenti tecnici in grado di assistere ad eventuali atti irripetibili.  Il sostituto procuratore Enrico Corucci attende il rapporto del maresciallo di Lammari, Antonio Basta, che sia domenica che ieri pomeriggio ha sentito a sommarie informazioni alcune persone che si trovavano a bordo vasca al momento della tragedia - non i bagnini che sono indagati e devono essere assistiti da un legale per rispondere alle domande della polizia giudiziaria - e hanno raccontato la loro verità al sottufficiale.  Il pm attende anche i riscontri del medico legale Francesco Luciano Bassi di Livorno, che stamani effettuerà l'autopsia, necessari per capire le cause del decesso del giovane dipendente di una cooperativa di Villa Basilica addetta al servizio nettezza urbana.  Di certo c'è che il ragazzo, nel momento in cui è stato tirato fuori dalla piscina e sottoposto alla respirazione bocca a bocca, aveva acqua nei polmoni. È quindi indispensabile capire quanto tempo è intercorso dal momento in cui Rocco è andato sotto al momento in cui è stato trasportato a bordo vasca e sottoposto ai tentativi di rianimazione.  VERSIONE UFFICIALE.  La versione fornita dai testimoni ascoltati è più o meno identica. Ore 15,30, splendida giornata di sole, centinaia di persone - tra cui molti bambini - sotto gli ombrelloni ai lati della piscina. In sottofondo lo sciabordio dell'acqua. Rocco, che non sa nuotare e che alle 13,30 ha mangiato un hamburger e bevuto qualcosa di fresco, è dentro la grande vasca. Con una mano appoggiata al bordo della piscina. Con lui c'è suo cognato che non lo molla un istante, sapendo le sue difficoltà nell'acqua alta, visto che la vasca in un punto è profonda oltre 3 metri e mezzo. A un certo punto il cognato esce, ma dall'ombrellone la sorella Maddalena vigila su Rocco. A un tratto però si volta per cercare le sorelline, di 5 e 3 anni. È in quel frangente che accade la tragedia e la madre del ragazzo inizia ad urlare perchè il figlio non c'è più.  IL TESTIMONE.  Ma questa versione è diversa da quella di un testimone che si trovava alla piscina del Country con la figlia piccola: un camionista di 38 anni residente in provincia di Pistoia, che dal 1992 è un soccorritore e forma i volontari di primo soccorso. Al telefono sostiene di aver visto la sagoma del ragazzo riaffiorare a pelo d'acqua e di avergli praticato la respirazione artificiale «perchè nessun altro lo faceva - dice -. Quando ho iniziato la respirazione bocca a bocca il ragazzo non dava segni di vita: era cianotico e aveva mani e piedi violacei. Forse è rimasto sotto per un po'».

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