Il dolore
Mense scolastiche lo scontro politico è ancora forte
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Bambini durante la pausa pranzo nella mensa di una scuola (in una foto di archivio) 2 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. È ancora scontro politico sulle mense scolastiche. Non sono bastate le precisazioni dell'assessore Donatella Buonriposi a calmare le acque. E così, ora, mentre il Pdl, per voce del vice capogruppo in consiglio Franco Fabbri chiede di cessare polemiche strumentali, il Pd scalpita. «Il pasticciaccio brutto delle mense scolastiche l'amministrazione comunale non riesce a risolverlo», dice Luca Baccelli (Pd), coordinatore della commissione cultura e formazione. «Poco prima della fine della scuola i genitori avevano ricevuto una circolare in cui si diceva che il prezzo del pasto sarebbe aumentato del 30% e che avrebbero dovuto pagare anche in caso di assenza dei figli inferiori a 10 giorni. C'erano pochi giorni per aderire - dice ancora Baccellii -. C'è stata una mezza rivolta dei genitori. L'ultima notizia è il parere contrario delle commissioni Istruzione e sociale alla proposta dell'assessore per uscire dal pasticcio. Nella sostanza, la proposta di fasce di reddito avanzata dai consiglieri di Pd-Ulivo e Federazione della sinistra è stata approvata, con i voti a favore del PdL di Maurizio Dinelli. Se il sindaco ci leggesse dalle sue ferie gli chiederemmo se c'è ancora un assessore all'istruzione». Altre precisazioni arrivano da Alessandro Tambellini, capogruppo Pd. «Il servizio di refezione scolastica rientra tra i "servizi a domanda individuale" - dice -, è uno dei servizi del Comune di cui il cittadino può avvalersi. Per queste prestazioni il Comune può richiedere un livello maggiore o minore di contribuzione. Solo se l'ente è in dissesto finanziario si applica la tariffa piena. Il Comune di Lucca non è in dissesto (almeno non lo è ancora); quindi è stata una scelta della giunta aumentare il costo del servizio mensa per raggiungere l'equilibrio nel bilancio preventivo 2010. Chi ha approvato il bilancio (non noi), ha approvato anche quell'aumento. Quel che è apparso inaccettabile è stato il non aver previsto una ripartizione del contributo in ragione della capacità economica delle famiglie, contravvenendo a un preciso indirizzo del consiglio comunale. E, fatto ancor più serio, aver approvato un pagamento mensile, senza restituzione di quanto versato nel caso che del servizio non si fosse usufruito per un periodo pari o inferiore ai 10 giorni. Di queste ultime decisioni si trova notizia negli atti della giunta. Il "polverone", come lo chiama l'assessore (abbiamo contribuito volentieri a sollevarlo), è nato da queste gravi disattenzioni. Che non sono poco per un assessorato con forti valenze sociali». Infine Fabbri: «L'amministrazione non ha avuto difficoltà a modificare nel confronto con la maggioranza e l'opposizione le proprie proposte per una sempre più giusta ripartizione del contributo in ragione della capacità economica delle famiglie, nel rispetto e in coerenza della manovra di bilancio già votata doverosamente dalla maggioranza».
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