Il Tirreno

Lucca

Un rapinatore le è entrato in auto all’uscita dall’ospedale e l’ha minacciata con la pistola

Aggredita una dipendente del Cup

Il parcheggio dell’ospedale teatro dell’aggressione
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Il parcheggio dell’ospedale teatro dell’aggressione

«Dammi i soldi o ti sparo», lei resiste e l'assalitore fugge

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LUCCA. Invita il malvivente, che le sale in auto e vuole rapinarla minacciandola con la pistola, a premere il grilletto e a spararle. Una reazione inattesa per il bandito che, incredulo di fronte a tanto coraggio, ripone il revolver, scende dalla macchina e si allontana borbottando qualcosa di incomprensile. Un episodio che la dice lunga sull'aumento del tasso di criminalità nella «tranquilla» Lucca. Protagonista della vicenda una quarantenne impiegata al Campo di Marte residente nell'immediata periferia della città che nella circostanza ha dimostrato un incredibile sangue freddo. LA STORIA Alcuni giorni fa alle 19,20 la donna esce dal centro prenotazioni del nosocomio e si dirige verso la sua utilitaria di fabbricazione giapponese lasciata nel parcheggio esterno al Campo di Marte. Sale in macchina e mentre sta per mettere in moto si trova all'altezza del lunotto un individuo - 25-30 anni, alto 1,70, occhiali da sole e barba nera incolta - che le impedisce di fare retromarcia e uscire dal posteggio. Il giovane, con mossa fulminea, apre lo sportello posteriore della Honda e s'infila in macchina. A quel punto tira fuori dalla tasca una pistola cromata che impugna a due mani e punta verso la testa della dipendente dell'ospedale. «Stai zitta e dammi i soldi altrimenti ti sparo» l'unica frase pronunciata dal malvivente. LA REAZIONE Secondi interminabili che altri, al posto della donna, avrebbero vissuto con autentico terrore cercando di scappare e consegnando subito i soldi. L'impiegata invece non si è scomposta e dimostrando di avere nervi saldi ha replicato stizzita al malvivente che le puntava la pistola: «Spara pure visto che ora non ho più nessuno davanti». Una frase sibillina che poteva avere un effetto devastante. Invece il malfattore resta qualche attimo senza parlare. Poi ripone la pistola con la canna cromata nella tasca dei pantaloni, scende dalla macchina e si allontana borbottando a voce alta frasi che la donna non riesce a capire. LA DENUNCIA Ripresasi dallo choc la quarantenne mette in moto e ritorna a casa. Il mattino successivo, dopo aver raccontato l'episodio ai colleghi di lavoro, decide di sporgere denuncia in questura fornendo un identikit dettagliato dell'aggressore. Ma al momento il fascicolo aperto è ancora a «modello 44»: contro ignoti.

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