Sicurezza
L'obiettivo era il direttore commerciale
Claudio Vecoli
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Sopra: Alessio Albano, dipendente della Gifas. A sinistra Alessandro Porcelli, responsabile dellufficio acquisti e produzione della ditta Iacconi non ha trovato all'appuntamento Andrea Ghilardi: era ad un funerale
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MASSAROSA. Due morti ammazzati. E un terzo suicida. Ma la strage di ieri pomeriggio alla Gifas di Piano del Quercione ha rischiato di avere un bilancio di sangue ancor più pesante. Già, perché fra gli obiettivi di Paolo Iacconi c'era anche Andrea Ghilardi, direttore commerciale dell'azienda, che l'omicida considerava uno dei responsabili della sua brusca uscita dalla rete di vendite della Gifas. Sicuramente più di Luca Ceragioli, direttore e socio della ditta, e di Jan Hilmer, suo vice nella scala gerarchica aziendale, con i quali - come i colleghi raccontano - non aveva mai avuto problemi di sorta. Proprio quando ha scoperto che all'appuntamento non ci sarebbe stato Ghilardi, Iacconi ha cominciato a mostrare i primi segni di insofferenza. Già, perché all'incontro fissato qualche giorno prima, oltre a Iaccone, dovevano essere in tre. Ma ieri il direttore commerciale della Gifas si era dovuto prendere un giorno di permesso per partecipare al funerale di un suo parente. Non immaginando di certo che questo gli avrebbe con ogni probabilità risparmiato la vita. «Non riesco proprio a capire il perché di tanto odio», racconta ancora frastornato Alessandro Porcelli, responsabile dell'ufficio acquisti e produzione della Gifas. «Paolo Iacconi non era stato licenziato: aveva lasciato l'azienda un anno fa di comune accordo con l'azienda ed era stato trattato più che bene. Anzi, le attenzioni maggiori le aveva ricevute proprio da Luca Ceragioli. E lui, paradossalmente, lo ha ripagato in questo modo...» Proprio Ceragioli, quando due anni fa Iacconi aveva avuto i problemi di depressione che lo avevano costretto al ricovero in ospedale, era stato uno di quelli che gli erano stati più vicino. «Tutti noi - prosegue Porcelli - avevamo cercato di aiutarlo, di comprenderne le difficoltà. Ma quel periodo lo ha cambiato profondamente, trasformandolo. Prima non aveva mai avuto problemi. Poi la sua vita era cambiata in maniera radicale. Con strascichi inevitabili anche sul lavoro». Quando ieri pomeriggio intorno alle 15,30 è arrivato alla Gifas, però, Paolo Iacconi sembrava tranquillo. E quando è entrato nell'ufficio di Ceragioli nessuno si immaginava che potesse compiere una strage. «Io lavoro alla Gifas da sei mesi - spiega Alessio Albano, anch'egli nella rete commerciale dell'azienda - e non conoscevo Iacconi. Però, quando ieri pomeriggio è entrato in sede, ci ho scambiato quattro chiacchiere. E, alla luce di quanto è accaduto poco dopo, mi ha stupito la tranquillità che ha dimostrato con tutti noi. Direi che, con il senno di poi, nei suoi occhi ho visto quella che viene chiamata una lucida follia». Niente ha allarmato i quindici-venti dipendenti che si trovavano nella sede dell'azienda. «A chi lo conosceva, l'omicida ha detto di avere in programma un incontro con la direzione per acquistare del materiale elettrico che poi voleva rivendere. Aveva raccontato infatti che negli ultimi tempi aveva aperto una ditta insieme ad altri soci che lavorava nel settore dell'impiantistica elettrica. E voleva perciò riallacciare in altra veste i rapporti con la Gifas». Qualcuno ha scambiato anche quattro parole di calcio. «Era tifosissimo del Genoa (Iacconi era originario del capoluogo ligure, anche se da anni viveva in Friuli, ndr) e così abbiamo parlato della campagna acquisti. Chiacchiere che non si fanno certo con chi ha fatto quattrocento chilometri di viaggio con una pistola nella borsa per uccidere delle persone...» A Sacile del Friuli, da dove era partito in mattinata a bordo della sua «Panda», Iacconi viveva da solo. Prima di partire, però, aveva detto ai genitori - che abitano nello stesso stabile del figlio - di doversi recare ad un colloquio di lavoro a Padova. Anche a casa - come hanno potuto verificare gli inquirenti nel corso di una successiva perquisizione - l'uomo non ha comunque lasciato lettere o biglietti in cui spiega i motivi del suo gesto.
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