La manifestazione
Abusi sessuali sulla figlia, saranno decisive le perizie
Nell'incidente probatorio la bimba conferma le accuse a papà confidate alla mamma e alla zia
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LUCCA. Saranno le perizie delle psicologhe - la dottoressa Nicosia per l'accusa e Maddalena Ferro per la difesa - a determinare il destino processuale del giovane padre della Lucchesia rinchiuso dalla fine di giugno nel carcere di Sollicciano con un'accusa infamante: violenza sessuale sulla figlia di quattro anni e mezzo. Una storia ancora tutti da chiarire nonostante l'incidente probatorio già effettuato con la piccina che avrebbe confermato agli inquirenti gli atti sessuali commessi dal papà avvalorando così le testimonianze della mamma e della zia con cui si era confidata mesi fa. Al di là del racconto della bimba non ci sono prove nei confronti del padre. Che è finito dietro le sbarre soprattutto a causa dell'inasprimento delle misure restrittive nei confronti di chi è accusato di commettere reati a sfondo sessuale ai danni di minori. Sino al febbraio scorso infatti nei confronti dell'indagato avrebbe potuto essere emessa una misura di allontanamento coatto dal nucleo familiare in attesa di fare piena luce sulla dolorosa vicenda. INCIDENTE PROBATORIO Il barista, difeso dall'avvocato Francesca Dal Porto, nega con forza ogni addebito. Non è un mostro, non farebbe mai del male alla sua bimba. Eppure i dettagli forniti dalla figlia - nel corso della seconda seduta dell'incidente probatorio avvenuto nel reparto di neuropsichiatria infantile dell'ospedale - sono talmente precisi che nemmeno il magistrato se l'è sentita di chiedere la revoca della misura cautelare in carcere emessa dal giudice delle indagini preliminari. LA STORIA Tutto nasce nel marzo scorso. Quando il giovane padre - a causa di un infortunio a un piede - resta a casa per un mese e mezzo. E spesso rimane solo con la bambina visto che la mamma è fuori per lavoro. Tra i due conviventi i rapporti sono tesi e, stando al legale del barista indagato, l'unione è in crisi. In quei 45 giorni in cui il padre resta solo con la figlia per l'accusa accade qualcosa di anormale. La piccina si confida prima con la zia - che incredula racconta tutto a un amico psicologo - e poi con la madre che, sotto choc, si rivolge in questura all'ufficio dei reati contro i minori e - contestualmente - lascia il convivente e si porta via la figlia. Siamo a giugno. La polizia ascolta la giovane madre e sua sorella e nel giro di un paio di giorni è pronta l'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell'uomo che viene prelevato dagli agenti sul posto di lavoro e trasferito in carcere. A quel punto viene effettuata una perizia sulla bambina per valutare credibilità, attendibilità e capacità di testimoniare. E arrivano le conferme che l'accusa attende. La madre della piccina - come tutore della persona offesa - nomina un legale, l'avvocato Da Prato.
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