Il Tirreno

Lucca

Condannato a 5 anni l'oculista Panelli

Candida Virgone

Truffa all'Asl: interventi fatti in day surgery invece che in ambulatorio

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 PISA. Venticinque anni in cinque per peculato. Tutti condannati, una suora e il direttore amministrativo di una clinica privata (la Casa di cura dell'Addolorata, che si trova in via Manzoni), un'ex impiegata dell'Asl e due noti oculisti (uno è il lucchese Giorgio Panelli, 66 anni). Condannati a cinque anni ciascuno, per peculato, con l'assoluzione però dall'accusa di associazione a delinquere.  Pene assai diverse dalle richieste del pm, Aldo Mantovani, che di condanne ne aveva chieste solo due, quella del direttore e dell'impiegata, a 4 anni ciascuno, con una imputazione minore, quella di truffa, e l'assoluzione degli altri tre.  E' arrivata ieri mattina in tribunale la sentenza sul caso della Casa di cura di via Manzoni, accusata di truffa ai danni dell'Asl per una serie di interventi oculistici eseguiti, fra il 1998 ed il 2002, in day surgery, cioè con un piccolo ricovero quotidiano, ma che per l'azienda sanitaria e la procura potevano essere svolti in regime ambulatoriale con un risparmio per la sanità pubblica di circa un milione di euro complessivamente.  Contro le condanne inflitte ieri dal primo collegio in primo grado, la difesa ha già annunciato appello. Sotto accusa per la vicenda la allora titolare della Casa di cura, la suora Celestina Sabatino, 70 anni, e il direttore amministrativo della clinica, Paolo Baroncini, 58 anni, residente a Livorno, tutti e due difesi dall'avvocato Ezio Menzione, un'impiegata dell'Asl, ora in pensione, Rosalba Vittozzi, 68 anni, difesa da Antonio Cariello, e due oculisti, Giorgio Panelli, 66 anni, di Lucca, e Dario Severino, 44 anni, di Pisa, difesi il primo dagli avvocati Menzione e Setfano Del Corso e il secondo sempre da Del Corso e dall'avvocato Traversi di Firenze. Tutti avevano un campo di imputazione alternativo, truffa o peculato, i tre uomini anche quello di associazione a delinquere.  L'inchiesta sul caso scattò nel 2002, dopo la richiesta dei rimborsi da parte della clinica, da una relazione della commissione di indagine interna dell'Azienda sanitaria sulle prestazioni della clinica fra il 1997 e il 2002, relazione che fu poi inviata alla procura della Repubblica. Era stato l'allora procuratore capo, Enzo Iannelli, a coordinare il lavoro, eseguito dalla polizia giudiziaria dei carabinieri, la quale sequestrò, all'epoca, centinaia di cartelle cliniche e avviò una complessa indagine. Secondo la Procura, se gli interventi fossero stati fatti in ambulatorio senza ricovero, la sanità pubblica avrebbe risparmiato circa un milione di euro. Asl e Regione si erano costituite parte civile.  I legali della difesa hanno sempre sostenuto che gli interventi erano invece complessi e tali da non poter essere svolti in ambulatorio.

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