Il dolore
Multe, scoppia la guerra dei 3 euro
Il Comune ne chiede 39 a chi ha pagato la contravvenzione ma non le spese
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LUCCA. Le lettere parlano chiaro. Per 3,25 euro non pagati di «avvenuta giacenza» della raccomandata, i contribuenti devono pagare 39,75 euro. Solo così la multa - già regolarmente pagata - può considerarsi estinta. E il debito - scrive il comando di polizia municipale - deve essere saldato fra domani e il 30 luglio. Altrimenti la somma verrà iscritta a ruolo. Chi, però, ha già pagato la contravvenzione non ci sta. E dopo le proteste al comando di polizia municipale si sta organizzando con avvocati e ricorsi al giudice di pace. L'ultima mandata di lettere è stata spedita a centinaia di contribuenti per multe che risalgono al 2006, i cui crediti rischiano di andare in prescrizione se non recuperati entro l'anno. La questione è molto semplice, come racconta Maurizio Sbrana: la contravvenzione viene notificata tramite raccomandata. Se il postino non trova nessuno (o magari non suona neppure il campanello di casa) viene lasciato l'avviso di giacenza. L'utente va a ritirare la multa all'ufficio postale e poi la paga. Anni dopo si vede presentare un nuovo conto «perché - denuncia Sbrana - senza che nessuno ci avvisasse non abbiamo pagato i 3,25 euro di avvenuta giacenza. La questione più grave di tutte, però, è che chi ritira la multa alle Poste, la paga tramite bollettino prestampato, con l'importo stabilito dal comando di polizia municipale. Quindi non si immagina neppure lontanamente di dover pagare altri 3,25 euro per la giacenza della raccomandata. Tanto meno pare legittimo dover pagare 39,75 euro per i 3,25 euro non versati». Sbrana, quindi, annuncia che ricorrerà al giudice per non pagare quella che definisce una gabella imposta «con interessi da strozzinaggio». «Al solo scopo - gli fa eco un altro contribuente, Antonio Bocchino - di far recuperare soldi al Comune a discapito dei cittadini». Anche Bocchino, dunque, si è già rivolto a un legale per non pagare i 39 euro: «È una questione di principio - insiste - che non voglio far passare sotto silenzio. Quando mi sono rivolto ai vigili urbani per avere spiegazioni - e con me quella mattina c'era una cinquantina di persone - ho avuto solo risposte vaghe, poco chiare. Per questo ho già dato mandato a un avvocato di scrivere al comando di polizia municipale: voglio spiegazioni precise nero su bianco. Anche se non credo che ci siano giustificazioni a questa operazione. L'avvocato al quale mi sono rivolto, infatti, mi spiega che l'avvenuta giacenza non si può addebitare quando un utente va a ritirare la raccomandata all'ufficio postale. Semmai deve essere addebitata se l'atto torna al mittente. E non è certo questo il caso». In più - denuncia Bocchino - è impensabile che una persona debba «saldare il debito entro pochi giorni dal ricevimento della lettera. Nel mio caso, ad esempio, dovrei pagare entro domani, senza neppure avere avuto il tempo di organizzarmi per una contestazione». Nel caso di Sbrana, invece, la scadenza per pagare i 39 euro è fissata al 30 luglio, ma la lettera di richiesta di pagamento è stata firmata dall'ufficiale di polizia municipale solo il 6 luglio. Sul Comune, dunque, si stanno per riversare valanghe di ricorsi. Anche se - secondo quanto scrive la polizia municipale - saranno inutili. In base a quanto previsto nel codice della strada - si legge nelle lettere spedite - «le norme per l'estinzione dell'obbligazione, riportare in calce al verbale, in corrispondenza delle indicazioni relative alle modalità di pagamento, stabiliscono che "qualora nei termini previsti non sia avvenuto il pagamento in misura ridotta, il verbale costituisce titolo esecutivo anche per le spese di procedimento. Il pagamento effettuato in misura inferiore rispetto a quanto previsto dal Codice della strada non ha valore quale pagamento ai fini dell'estinzione della violazione"». Oltretutto - ribadisce la nota dei vigili - «la questione, discussa in varie sedi giurisdizionali, ha trovato di recente una univoca interpretazione da parte della Corte di Cassazione che ha ribadito la legittimità e fondatezza della pretesa da parte della pubblica amministrazione».
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