Il Tirreno

Lucca

LA STORIA DELLA BAMBINA

Vive con il respiratore, alimentata da un sondino

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 LUCCA. Quelle foto di una bambina magrissima e completamente immobile mostrate nell'ultima udienza dalla parte civile bastano da sole a testimoniare l'esistenza della piccola Chiara. Che vive nel suo lettino nella camera da letto dei genitori attaccata a un respiratore e con un sondino inserito nello stomaco per potersi alimentare. Ha quasi tre anni Chiara, ma sembra abbia sei mesi.  Per la procura della Repubblica - l'accusa era retta dal sostituto procuratore Enrico Corucci che ha chiesto sette mesi di reclusione per il ginecologo imputato condannato poi a 12 mesi dal giudice Billet - si è trattato di un altro episodio di «cesareo ritardato».  Una costante negli ultimi anni con i vari periti che giungono più o meno sempre alla stessa conclusione: errata lettura dei tracciati.  L'episodio - che ha portato alla condanna di Rocco Governa e al maxi risarcimento a titolo di provvisionale - si verificò il 26 settembre 2007 in occasione della nascita di una bambina. Durante il parto la bimba ebbe un arresto cardiaco dal quale è scaturita una paralisi cerebrale. A distanza quasi tre anni la piccina, che è stata ricoverata al centro Stella Maris e attualmente è in cura da un neuropsichiatra senza purtroppo miglioramenti di sorta, è alla stregua di un vegetale.  Secondo la procura - che si avvalse della consulenza del medico legale Marco Di Paolo di Pisa e del genecologo Piero Curiel di Prato - vi fu una inadeguata lettura del tracciato da parte del medico in servizio in quel momento nel reparto. Per l'accusa la mattina del 26 settembre la donna, alla quarantunesima settimana e tre giorni, si era recata in ospedale per una visita di controllo. Il classico tracciato. E dall'esame risultò un'anomalia. Ma anzichè predisporre la sala operatoria per il cesareo, secondo le perizie dei consulenti del pm Fiorenza Marrara, si decise di farne altri ritardando la nascita della piccina e provocandole una sofferenza fetale. Perizie e consulenze concordanti anche con quelle del ginecologo Carlo Zara dell'ospedale S. Matteo di Pavia e del professor Baima Bollone di Torino nominati dalla parte civile. Con l'impianto accusatorio che ha retto al dibattimento portando alla pesante condanna.

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