Il Tirreno

Lucca

Nata paralizzata, avrà 1 milione

Luca Tronchetti

Condannato a un anno il ginecologo che ritardò il cesareo

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LUCCA. Un milione di risarcimento e un anno di reclusione: ecco la sentenza per un ex ginecologo dell'ospedale accusato di lesioni colpose gravissime e irreversibili su una bimba nata al Campo di Marte il 26 settembre 2007. Rocco Governa, 55 anni, uno dei medici Asl più esperti del reparto ostetricia e da alcuni anni in pensione, potrà usufruire della condizionale solo se la somma indicata dal giudice a titolo di provvisionale verrà sborsata dall'assicurazione dell'Asl (la Carige) entro sei mesi dal passaggio in giudicato della sentenza.  Di quel denaro beneficeranno i genitori, il fratello e i nonni della piccola Chiara che - a quasi 3 anni dalla nascita - non parla, non vede, non cammina, non sente, non riesce a star seduta e viene alimentata con un sondino. I legali del medico hanno già preannunciato ricorso in Appello.


GENITORI IN LACRIME Sono le 13,10 quando il giudice Stefano Billet legge il dispositivo della sentenza di un processo celebrato in tre mesi. In aula ci sono la mamma e il papà della piccola Chiara. Accolgono quel verdetto come una liberazione. Piangono e abbracciano il loro legale, l'avvocato Cesare Ciacca, che ha ottenuto la cifra richiesta: un milione. Trecentomila sono per Chiara (gestiti dai genitori), 200mila per la mamma, 200mila per il papà, 100mila per il fratellino di 8 anni (anche quelli gestiti dai genitori) e 50mila ciascuno per i quattro nonni. I soldi serviranno per le cure quotidiane della bimba costretta ad una vita artificiale assistita 24 ore su 24 tanto che la mamma si è dovuta licenziare per assisterla. Ora, perciò, è il papà operaio a tirare avanti la famiglia. Il denaro, però, non allevia le pene: «Di un fatto siamo sinceramente dispiaciuti - dicono i genitori di Chiara fuori dal tribunale -: l'Asl, nonostante i solleciti scritti e le richieste avanzate dal nostro avvocato, non si è mai fatta avanti durante il processo per concordare una forma risarcitoria che avrebbe influito anche sulla sentenza. Ci sarebbe bastato un segnale. Non vorremmo che fosse prevalso un mero calcolo economico visto che, in caso di decesso di nostra figlia, il risarcimento dovuto sarebbe decisamente inferiore». L'Asl - sottolinea l'avvocato - «ha disatteso la disponibilità ad una transazione, nonostante la copiosa documentazione fotografica e peritale. Al di là della sentenza penale, che ci soddisfa appieno, in autunno inizierà una causa civile contro l'Asl. Per tenere in vita e alimentare la bambina, che ha gravi problemi respiratori, servono cure costosissime alle quali i genitori non possono far fronte». Il legale parla di tre anni in un centro specializzato in Florida con spesa di 300mila euro annue solo per dare un po' di sollievo alle indicibili sofferenze della piccina.


ACCUSA E DIFESA Per la Procura - l'inchiesta venne diretta dal sostituto procuratore Fiorenza Marrara - a causare le lesioni irreversibili sulla neonata fu un cesareo ritardato causato da un'errata lettura dei tracciati. Durante il parto la bimba ebbe un arresto cardiaco con blocco respiratorio e mancanza di ossigeno al cervello. Da lì scaturì una paralisi cerebrale. Secondo gli inquirenti la giovane madre anziché essere indotta al parto naturale attraverso stimolazione doveva essere sottoposta a parto cesareo. Completamente opposta la tesi difensiva. La sofferenza fetale - stando ai periti del collegio difensivo - era antecedente al ricovero e con essa il danno celebrale. Per la difesa il ginecologo Governo entrò in servizio alle 14 del 26 settembre 2007 e i due tracciati da lui eseguiti - delle 15,30 e delle 17,30 - non evidenziarono alcuna anomalia rispetto a quelli antecedenti. «Se vi fosse stata urgenza di effettuare un cesareo - dicono i difensori - già in mattinata avrebbero dovuto eseguirlo il ginecologo che era in turno in quel momento».

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