Il Tirreno

Lucca

Per giovedì Confesercenti ha organizzato un direttivo da cui usciranno richieste rivolte a Palazzo Orsetti

Sagre, i ristoratori all'attacco

Barbara Antoni
Il direttore di Confesercenti Emanuele Pasquini e la sagra del porcino e polenta
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Il direttore di Confesercenti Emanuele Pasquini e la sagra del porcino e polenta

La protesta: manifestazioni troppo lunghe, i prodotti tipici sono un pretesto

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 LUCCA. Per la concorrenza delle sagre, allo Spiedo d'Oro, ristorante di Antraccoli, i titolari hanno deciso di andare in ferie fino a settembre. Idem, da questa settimana e per quindici giorni, al ristorante Il Tiglio di Lunata. «Tanto - dice il proprietario - ormai d'estate si lavora solo nei primi giorni della settimana. Dal giovedì alla domenica, il flusso di avventori è spostato sulle sagre».  Una concorrenza che per i ristoratori è «sleale: perché le sagre non devono ottemperare a tutti gli obblighi di un locale, non devono osservare le prescrizioni delle legge 626 sulla sicurezza. Addirittura, quelle che si svolgono sul territorio di Capannori, se si etichettano come ecologiche non pagano neanche la tassa sui rifiuti, la paga il Comune per loro. Il problema è pesante, ci vuole una regolamentazione. Ma nelle sagre entra la politica, toccarle è un tasto dolente», conclude il titolare de Il Tiglio.  La difficile coesistenza di sagre e ristoranti non è una novità. Ma l'assenza di provvedimenti per delimitare tempi e modalità di svolgimento delle manifestazioni paesane con somministrazione di alimenti e bevande è ad oggi un problema serio per la categoria dei ristoratori. Il direttivo dei ristoratori di Confesercenti sta partendo all'attacco: per dopodomani è in calendario un incontro proprio in tema di sagre. «Molti operatori - spiega il direttivo - ci stanno chiamando per lamentarsi che in questa fase di crisi il fenomeno si sta dilatando: siamo circondati da eventi di ogni tipo e, soprattutto nella Piana e nella Valle del Serchio, vediamo crescere queste feste in numero di giorni, vediamo allungarsi la lista dei menù, vediamo affissi in modo abusivo cartelli publicitari sulle strade. I prezzi, nonostante le agevolazioni fiscali, l'assenza di costi per la manodopera, le riduzioni di tasse e tariffe, si avvicinano ormai a quelli della ristorazione di fascia media».  Quattro proposte. Il direttivo dei ristoratori di Confesercenti formula quattro proposte per regolamentare lo svolgimento delle sagre. «Occorre mettere al centro di queste manifestazioni quel prodotto tipico che ormai è soltanto un pretesto: non sono rari i casi di sagre incentrate su un prodotto e poi finiscono per fornire un'offerta di ristorazione generica, riducendo i menu a qualche portata». La seconda proposta riguarda il numero complessivo delle giornate di feste paesane nei singoli territorio, «enormemente cresciuto in questi anni. Da un fine settimana si passa a mesi interi», dicono i ristoratori di Confesercenti. Che chiedono inoltre di «salvaguardare le manifestazioni tradizionali e frenare nuove iniziative», come anche di «salvaguardare il ruolo di enti e associazioni di volontariato e la finalità benefica degli eventi, di mettere un freno al proliferare di manifestazioni profit o vagamente sociali».  «Piena deregulation». Il direttivo dei ristoratori di Confesercenti si rivolge al consigliere comunale di maggioranza Benedetto Stefani, «presidente di varie commissioni, che si dice interessato a regolare il settore. Gli chiediamo cortesemente che passi dalle parole ai fatti. Se l'amministrazione vuole affrontare seriamente la regolamentazione delle sagre, come il più grave proliferare di finti circoli - la generale deregulation del settore che rischia di mettere in crisi l'immagine della nostra città, lo faccia non con proclami di facciata ma con azioni concrete».  Le colpe della politica. Secondo il direttivo di Confesercenti «l'immobilismo della politica preoccupa non poco, a livello locale e regionale. Se si vanno a contare il monte giorni di feste di partito, i meccanismi di finanziamento, si capisce uno dei motivi di tanta indifferenza». Un'ulteriore sottolineatura: «Non siamo contrari alle sagre tradizionali - puntualizza il direttivo -, quelle che valorizzano il prodotto tipico attraverso l'associazionismo e il volontariato vero». E si chiede che delle sagre sia realizzato un calendario, «preceduto da una concertazione con le categorie».

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