Sicurezza
Troppe sagre, ristoranti in ferie
Locali costretti a ridurre l'orario del personale o ad anticipare le vacanze
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LUCCA. Non è la prima volta che si lamentano, ma ora i ristoratori parlano di vera e propria concorrenza sleale. Si riempiono le sagre, con musica dal vivo e gastronomia espressa, e si svuotano i locali. Ormai quasi ogni frazione ne organizza una o anche più di una a stagione e i ristoratori sono sul piede di guerra, esasperati dalla concorrenza «sleale che fa attività di ristorazione in barba alle rigide leggi alle quali essi debbono sottostare».
«Non ne possiamo più. Queste feste stanno rovinando la nostra attività che già risente di una crisi generale - esordisce Enzo Dal Cerro del ristorante Villa Papao - e troppe sagre, ormai, non sono più feste di paese, ma hanno assunto i contorni di vera e propria ristorazione, a danno di chi ogni giorno deve fare i conti con dipendenti e tasse. Mentre noi siamo costretti a rispettare regole ferree per igiene e personale, lo stesso non vale altrove dove spesso pulizia e servizio lasciano molto a desiderare». Gli fa eco Ileana Paoli, del ristorante La Cecca di Coselli che lamenta l'eccessiva durata di queste feste ludo-gastronomiche che con il tempo hanno perso ogni originalità, proponendo gli stessi prodotti: «Non esiste più la vera sagra, intesa come evento dedicato ad un prodotto specifico, magari gratuito o dietro offerta libera. Oggi tutti fanno tutto e ciò va a scapito dei ristoranti che spesso sono deserti, soprattutto nei fine settimana e costretti a limitare le ore di lavoro dei dipendenti». Infuriato anche Mauro Procissi del Saloon di Lunata che, oltre a denunciare i danni derivanti dal prolungamento di questi eventi, si appella alle istituzioni affinchè abbiamo per le sagre lo stesso trattamento dei ristoranti, dove il mancato rispetto di alcune regole può portare anche alla chiusura del locale o alle ferie forzate alle quali alcuni sono costretti. È il caso dello Spiedo d'Oro di Antaccoli che, schiacciato dal peso di numerose iniziative nelle zone circostanti, ha deciso di chiudere i battenti fino a settembre: «La decisione è arrivata con sofferenza - dice Lara Picchi, una delle titolari, stanca di combattere contro un sistema che toglie lavoro a chi dà lavoro senza alcun rispetto.
È impossibile combattere contro i mulini a vento. Siamo letteralmente sopraffatti da queste feste dove tutto sembra essere ammesso: da noi il personale di servizio che da noi deve essere regolarmente assicurato, mentre altrove si fa lavorare chiunque, giustificandone la presenza come volontariato. Lo stesso vale per la sicurezza negli ambienti e nelle cucine che la legge ci obbliga a tenere sempre a norma per non incorrere in multe salate». Al danno poi si aggiunge la beffa - aggiunge - Lara Picchi che denuncia anche un forte calo di matrimoni, dovuto alla concorrenza con le dimore storiche, dove il servizio ristorazione viene affidato ai vari catering che non sempre rispondono alle norme d'igiene e sicurezza. Ma non basta. Secondo alcuni ristoratori adesso anche molti spazi parrocchiali effettuano questo tipo di servizi, mentre i responsabili della curia e di varie parrocchie si difendono affermando che in questi casi le feste vengono organizzate direttamente dalle varie associazioni che hanno in gestione i locali «senza alcun ritorno economico». Severo anche il giudizio del presidente dei ristoratori dell'Ascom Benedetto Stefani, titolare dell'omonimo ristorante di San Lorenzo a Vaccoli che denuncia anche la concorrenza di circoli privati, agriturismi e negozi di vicinato, spesso carenti di regolari permessi. Stefani alza i toni circa la trasparenza delle attività di ristorazione e ricorda l'iniziativa dello scorso anno della Federazione Pubblici Esercizi con la distribuzione di un questionario tra gli esercenti delle zone a maggior concentrazione di feste paesane della Toscana, rimasta in sospeso. «Comunque - conclude - le regole devono essere rispettate. A partire dalla tipologia dei cibi somministrati, soprattutto nei locali e bar del centro che spesso vengono preparati altrove. Per questo, in accordo con Apt e Confesercenti abbiamo proposto il marchio "Qui cucino io" al quale hanno già aderito una cinquantina di locali che testimonia che il cibo offerto viene cucinato all'interno del locale da personale specializzato. Un ulteriore stimolo per i turisti che intendono apprezzare la nostra cucina tipica».
«Non ne possiamo più. Queste feste stanno rovinando la nostra attività che già risente di una crisi generale - esordisce Enzo Dal Cerro del ristorante Villa Papao - e troppe sagre, ormai, non sono più feste di paese, ma hanno assunto i contorni di vera e propria ristorazione, a danno di chi ogni giorno deve fare i conti con dipendenti e tasse. Mentre noi siamo costretti a rispettare regole ferree per igiene e personale, lo stesso non vale altrove dove spesso pulizia e servizio lasciano molto a desiderare». Gli fa eco Ileana Paoli, del ristorante La Cecca di Coselli che lamenta l'eccessiva durata di queste feste ludo-gastronomiche che con il tempo hanno perso ogni originalità, proponendo gli stessi prodotti: «Non esiste più la vera sagra, intesa come evento dedicato ad un prodotto specifico, magari gratuito o dietro offerta libera. Oggi tutti fanno tutto e ciò va a scapito dei ristoranti che spesso sono deserti, soprattutto nei fine settimana e costretti a limitare le ore di lavoro dei dipendenti». Infuriato anche Mauro Procissi del Saloon di Lunata che, oltre a denunciare i danni derivanti dal prolungamento di questi eventi, si appella alle istituzioni affinchè abbiamo per le sagre lo stesso trattamento dei ristoranti, dove il mancato rispetto di alcune regole può portare anche alla chiusura del locale o alle ferie forzate alle quali alcuni sono costretti. È il caso dello Spiedo d'Oro di Antaccoli che, schiacciato dal peso di numerose iniziative nelle zone circostanti, ha deciso di chiudere i battenti fino a settembre: «La decisione è arrivata con sofferenza - dice Lara Picchi, una delle titolari, stanca di combattere contro un sistema che toglie lavoro a chi dà lavoro senza alcun rispetto.
È impossibile combattere contro i mulini a vento. Siamo letteralmente sopraffatti da queste feste dove tutto sembra essere ammesso: da noi il personale di servizio che da noi deve essere regolarmente assicurato, mentre altrove si fa lavorare chiunque, giustificandone la presenza come volontariato. Lo stesso vale per la sicurezza negli ambienti e nelle cucine che la legge ci obbliga a tenere sempre a norma per non incorrere in multe salate». Al danno poi si aggiunge la beffa - aggiunge - Lara Picchi che denuncia anche un forte calo di matrimoni, dovuto alla concorrenza con le dimore storiche, dove il servizio ristorazione viene affidato ai vari catering che non sempre rispondono alle norme d'igiene e sicurezza. Ma non basta. Secondo alcuni ristoratori adesso anche molti spazi parrocchiali effettuano questo tipo di servizi, mentre i responsabili della curia e di varie parrocchie si difendono affermando che in questi casi le feste vengono organizzate direttamente dalle varie associazioni che hanno in gestione i locali «senza alcun ritorno economico». Severo anche il giudizio del presidente dei ristoratori dell'Ascom Benedetto Stefani, titolare dell'omonimo ristorante di San Lorenzo a Vaccoli che denuncia anche la concorrenza di circoli privati, agriturismi e negozi di vicinato, spesso carenti di regolari permessi. Stefani alza i toni circa la trasparenza delle attività di ristorazione e ricorda l'iniziativa dello scorso anno della Federazione Pubblici Esercizi con la distribuzione di un questionario tra gli esercenti delle zone a maggior concentrazione di feste paesane della Toscana, rimasta in sospeso. «Comunque - conclude - le regole devono essere rispettate. A partire dalla tipologia dei cibi somministrati, soprattutto nei locali e bar del centro che spesso vengono preparati altrove. Per questo, in accordo con Apt e Confesercenti abbiamo proposto il marchio "Qui cucino io" al quale hanno già aderito una cinquantina di locali che testimonia che il cibo offerto viene cucinato all'interno del locale da personale specializzato. Un ulteriore stimolo per i turisti che intendono apprezzare la nostra cucina tipica».
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