Il Tirreno

Lucca

Carcere, manca lo spazio vitale

Angelica D'Agliano
Il direttore del carcere Francesco Ruello in un incontro con il sindaco Mauro Favilla
◗
Il direttore del carcere Francesco Ruello in un incontro con il sindaco Mauro Favilla

Non ci sono i 3 metri quadri a detenuto imposti dall'Europa

5 MINUTI DI LETTURA





 LUCCA.Il carcere San Giorgio ha 120 posti e 210 detenuti, due zone chiuse, inagibili, e i carcerati non hanno a disposizione i 3 metri quadrati di spazio stabiliti come requisito minimo da una sentenza della Corte Europea per i diritti dell'uomo. Situazione grave, dunque, ma secondo il direttore del carcere Francesco Ruello quella di Lucca rientra nella normalità: è in linea con la media italiana.  Non la pensano così i detenuti, che in alcune lettere (di cui pubblichiamo stralci) lamentano scarse condizioni igieniche e problemi con il cibo. Il direttore Ruello smentisce le critiche, anche se non nasconde delle preoccupazioni legate soprattutto al pericolo di un ulteriore aumento dei carcerati nel periodo estivo. Già oggi in S. Giorgio i detenuti sono troppi. Gli extracomunitari rappresentano circa il 60% (contro una media nazionale del 40-45%) e difficilmente possono essere mandati agli arresti domiciliari perché non hanno casa. Se aumentasse la popolazione carceraria (com'è successo la scorsa estate) la situazione diverrebbe insostenibile.  Dottor Ruello, da cosa dipende la situazione di sovraffollamento di S. Giorgio?  «Il sovraffollamento è un problema nazionale e non solo locale: la stessa percentuale di sovraffollamento che riscontriamo a Lucca è presente un po' ovunque. Le ragioni sono molte, ma possono essere riassunte in una serie di scelte normative che tendono a ricorrere sempre di più al carcere e al generale rallentamento dei processi. Uno dei rimedi possono essere gli arresti domiciliari. Ma questo non è sempre possibile, soprattutto quando si hanno detenuti extracomunitari, che non sempre hanno i presupposti di legge per usufruire delle misure alternative».  Ha segnalato il problema a livello ministeriale?  «Posso dire che a tutti i livelli territoriali il sovraffollamento, specie estivo, è monitorato ora per ora».  Come pensa di gestire la situazione?  «Con un aumento dell'attenzione da parte di tutto il sistema, dalla polizia penitenziaria agli operatori, verso le emergenze che ci vengono segnalate dall'interno e con interventi burocratici per snellire il più possibile le procedure. Tutto questo per impedire che semplici disagi si trasformino in cose più gravi».  Parliamo di cifre: di quanti posti dispone la casa circondariale San Giorgio? Quanti i detenuti, e per quali reati?  «Se parliamo di capienza, bisogna dire che una sentenza della Corte europea per i diritti dell'uomo nel 2009 ha stabilito per i carcerati tutta una serie di parametri, al di fuori di quali si può parlare di trattamento inumano. Tra questi, c'è uno spazio minimo di 3 metri quadrati per detenuto, e la garanzia di attività socializzanti. Il carcere di Lucca ha una capienza di 120-140 persone e oggi ne ospita 210. Se andassimo a verificare, probabilmente qui come altrove non raggiungeremmo i famosi 3 metri quadrati per detenuto. A differenza di altre realtà, però, il San Giorgio offre attività di socialità diffuse, in quanto i detenuti durante il giorno vengono ospitati in sezioni al di fuori delle celle.  I reati sono quelli tipici di un carcere di media sicurezza: violazione della legge sull'immigrazione, reati legati alla persona, violazione del patrimonio e altro».  In quali periodi il carcere è più affollato?  «In estate: il litorale viareggino porta parecchi arresti e fermi. Nel passaggio dalla primavera all'estate del 2009, i 180 carcerati a San Giorgio sono diventati 210. Oggi, la situazione di partenza è di 210 carcerati, e c'è motivo di credere che aumenteranno. La situazione promette di diventare molto critica».  Alcuni detenuti hanno segnalato situazioni molto gravi all'interno del carcere: locali sporchi, scarafaggi nel vitto.  «Smentisco. Abbiamo un servizio sanitario efficiente, che dal 2008 è passato in carico alla Asl. Una commissione di detenuti e un mio delegato controllano costantemente i cibi che vengono serviti e se qualcosa non va gli alimenti vengono eliminati com'è giusto che sia. Le condizioni igieniche sono accettabili. Certo, in una situazione di sovraffollamento l'igiene ambientale ne risente».  Secondo i dati Sappe, a luglio e agosto il carcere lucchese rischierà di rimanere sotto i livelli minimi di sicurezza per mancanza di personale. Come affronterà l'emergenza estate?  «Ho fatto un tentativo di calare il piano ferie, ma non è stato raggiunto un accordo con le organizzazioni sindacali. Per questo abbiamo optato per 5 turnazioni di ferie al posto delle 4 che c'erano nel 2009. In pratica ci saranno più turni ma con ferie più brevi. Quanto alla sicurezza sotto i livelli minimi, questa è un'affermazione del sindacato che non mi sento di condividere».  Cosa pensa dell'idea di spostare il carcere fuori dalle Mura?  «Sono volutamente estraneo all'argomento. La struttura sicuramente presenta dei deficit evidenti, ma quella di un nuovo istituto è una scelta politica e tecnica la cui ampiezza e complessità va oltre le mie competenze».  I detenuti all'interno di San Giorgio lavorano?  «Sì. Possono svolgere attività domestiche come la cucina, le pulizie, il servizio di porta-vitto nelle sezioni. In più possono occuparsi della manutenzione del fabbricato. Vorremmo creare una rotazione stretta delle mansioni più generiche per far lavorare tutti».  Con la legge Smuraglia le imprese possono assumere carcerati e godere di sgravi fiscali: quanti detenuti locali usufruiscono di questa possibilità?  «A oggi nessuno. Il mercato del lavoro è difficile. Stiamo cercando di percorrere la strada aperta dalla legge, ma non sempre le ditte private assumono detenuti. Dobbiamo fare in modo che gli assessorati al lavoro fungano da filtro per trovare realtà disposte ad assumere detenuti».  «Lei ha definito il San Giorgio una polveriera: un impiego all'esterno del carcere non può essere almeno in parte una soluzione al problema del sovraffollamento e del clima che si respira fra i detenuti?  «Direi di no, per un discorso di numeri. Al massimo nel nostro caso potrebbero essere una decina i carcerati assunti in virtù della legge Smuraglia. In realtà gli strumenti sono altri: stiamo cercando di creare spazi aperti nei quali i detenuti possano incontrare le famiglie, e ripristinare spazi interni da adibire a palestra: quella che abbiamo è piccola e non può restare aperta tutti i giorni per mancanza di personale. Certo, si tratta di una linea di indirizzo, ma spero in qualche mese di trasformare queste idee in qualcosa di concreto».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa