Sicurezza
LUCCA. Nulla di fatto. La questione buoni pasto resta ancora uno scoglio da superare per ...
Nadia Davini
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LUCCA. Nulla di fatto. La questione buoni pasto resta ancora uno scoglio da superare per l'amministrazione comunale (e per la tenuta del Pdl). Resta un enigma per le famiglie che ad oggi non sanno come comportarsi: nessuna certezza sui prezzi, sulle fasce di reddito, anche se la giunta ha deciso di stabilire tariffe articolate in 4 fasce, dall'esenzione totale al pagamento (massimo) di 4,40 euro a pasto. La commissione congiunta scuola-sociale dovrà riunirsi un'altra volta per discutere una proposta definitiva (che tenga conto di tutti i suggerimenti e obiezioni), redatta dalla giunta, sulla base di quanto illustrato dal sindaco Mauro Favilla ieri mattina. PROPOSTA DEL SINDACO Il sindaco propone l'esenzione dal pagamento della mensa per le famiglie con un reddito Isee fino a 7.200 euro (fascia zero). Il buono pasto dovrebbe costare 3,2 euro per le famiglie con redditi Isee da 7.200 a 10.300 euro (prima fascia); 3,8 euro per i redditi Isee da 10.300 a 18.500 euro; 4,4 euro per i redditi Isee oltre i 18.500 euro (terza fascia). Sono quote per residenti o domiciliati: i non residenti, devono pagare indistintamente 4,40 euro. «L'obiettivo - spiega Favilla - è di limitare le domande per la riduzione dei buoni pasto. Vogliamo ridurre al minimo gli adempimenti da parte del Comune. Per questo il differenziale tra la fascia minima e quella massima è così basso: così si scoraggia la presentazione di troppe domande da parte delle famiglie che sono al limite tra le fasce e che magari potrebbero anche rientrare nella riduzione, ma che per pochi centesimi non si mettono a preparare tutti gli incartamenti e a perdersi nella burocrazia degli uffici comunali». Anche gli indici di agiatezza sono stati affrontati dal sindaco: per quantificarli si considererà «il numero delle auto (due o più) e i consumi medi di energia da documentare al momento della presentazione dei documenti». OBIEZIONI DA DESTRA «Non c'è alcuna proposta chiara, definita e scritta da parte della giunta e del sindaco - dice Maurizio Dinelli - e siamo già a luglio. Le famiglie chiedono risposte e l'amministrazione si presenta ancora troppo vaga. Entrando nel merito credo tutti coloro che hanno un reddito Isee superiore ai 18.500 devono pagare 5 euro e non 4,4». PROPOSTE DA SINISTRA Chi ha un reddito Isee superiore a 18.500 deve pagare 5 euro, mentre le fasce di reddito vanno scomposte ulteriormente: sono queste le proposte dell'opposizione. «La prima fascia (quella dove si paga 3,2 euro) - osserva Antonio Sichi. Rc - deve essere alzata e portata a un reddito Isee superiore a 10.300 euro intorno ai 14-15.000 euro. È una fascia che riguarda tante famiglie, di certo non benestanti, alle quali farebbe comodo avere una riduzione della tariffa. Anche perché la seconda fascia (da 10.300 a 18.500 euro) comprende un'eccessiva varietà di situazioni economiche. E si rischia di penalizzare le situazioni più difficili». Sulla stessa linea il Pd: «Manca un quadro preciso della realtà locale, rispetto alle richieste, alle situazioni economiche e alle utenze - dice Cecilia Carmassi - e sarebbe opportuno che il Comune lavorasse sui dati del Diritto allo studio per formulare le fasce di reddito». «La situazione è paradossale - chiudono Paolo Moriconi e Teresa Leone -: l'apertura di un centro di cottura unico doveva avere l'obiettivo di far pagare meno ai genitori l'uso della mensa. Qui invece accade il contrario».
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