Proteste
Arriva il panino low cost
Barbara Antoni
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Il locale Pane e Vino di Hammoud in piazza San Michele Da Pane e Vino, fast food italiano, si può mangiare con 3,50 euro
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LUCCA. Dieci mesi dopo Alì Hammoud ritorna. A 54 anni ricomincia da zero. Il suo Cafè de Flor che brucia (l'incendio risale appunto a dieci mesi fa, ndr) ce l'ha ancora negli occhi; in quel locale, confessa, ci aveva messo il cuore. La sua nuova creatura, commercialmente parlando, si chiama "Pane e Vino", fast food italiano - come lo definisce il gestore - e low cost, dove si può uscire sazi con una spesa di tre euro e mezzo, scegliendo un panino fra un'offerta di quasi cento (tutti al prezzo popolare di 2 euro e 50) e una bibita (un euro). Se poi vuoi stramangiare, due panini più un bicchiere di vino fanno 5 euro e 60 all'incirca. "Pane e Vino" si trova in piazza San Michele, dove - fino a pochi giorni fa - si trovava un negozio di abbigliamento. Alì («a Lucca, dove vivo da trent'anni, mi chiamano tutti così», sorride Hammoud) l'ha messo su in quattro e quattr'otto. Ha fatto tutto da sè: tracce, allacci e altri lavoretti per far funzionare banco frigo e frigo vari. Ha aperto appena tre giorni fa e davanti al bancone ha già la fila di clienti. «Ho fatto da solo tutti i lavori perché se ti metti a chiamare imbianchino, idraulico e muratore devi aspettare troppo tempo - dice Alì, di nazionalità libanese -. Il fatto di non aver dovuto sopportare spese mi ha messo in condizione di praticare prezzi migliori. Inoltre, lavoro da solo, e anche questo aiuta a tenere bassi i prezzi. In pratica, per il panino, oltre il pane faccio pagare solo il peso effettivo del prosciutto, del salame, del salmone, formaggio o altro. Ho deciso di tenere solo cose prelibate, per gran parte sono prodotti della Garfagnana». Accanto ai panini, ci sono i gelati, le bevande e poco più. La ricetta imprenditoriale di Alì Hammoud sta tutta in questa filosofia. E comunque "Pane e Vino" sarà solo un passaggio nella sua carriera di esercente, «una transizione», come la definisce egli stesso. «Il 9 luglio fanno dieci mesi che il Cafè de Flor (si trovava in via Fillungo, dove a breve aprirà un negozio di scarpe, ndr) è andato a fuoco - racconta Alì -. Si incendiò un televisore che era nel locale; le fiamme si allargarono e investirono le bottiglie di grappa vicine: fu un rogo. L'assicurazione non mi ha ancora rimborsato. Qualcuno dice ancora che fui io a dare fuoco al mio locale, ma io ho fatto finta di non aver sentito queste cattiverie. E ho voltato pagina (fa anche il gesto con il dito indice, ndr). Sono un ottimista». Ora aspetta di essere indennizzato dall'assicurazione, dopodiché potrà mettere in atto il «grande progetto» che gli gira in testa. E che resta top secret. «Posso dire soltanto - conclude Alì - che sarà il primo locale nel suo genere in città». Sempre in piazza San Michele, nuovi arrivi fra i negozi. Il franchising romano "7camicie" (oltre duecento punti vendita in 26 paesi) annuncia sul suo sito Internet la sua prossima apertura toscana al civico 27 della piazza (fra Original Marines e Manila Grace, dieci metri poco più distante dal fast food di Alì).
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