Il Tirreno

Lucca

Castelnuovo, la Punto di Matteo Lenzi, operaio di 24 anni, esce di strada, trova un masso e si capotta

Muore sbalzato fuori dall'auto

Sopra Matteo Lenzi (a sinistra) con un amico e a sinistra foto di gruppo della comunità di Gragnanella
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Sopra Matteo Lenzi (a sinistra) con un amico e a sinistra foto di gruppo della comunità di Gragnanella

Lo trova il padre: era andato a cercarlo perché all'alba non era rientrato

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 LUCCA. È quasi l'alba e Teo non è ancora rientrato a casa. Il babbo, Giuseppe Lenzi, brigadiere dei carabinieri, in servizio a Piazza al Serchio, è preoccupato. Avverte i colleghi di Castelnuovo Garfagnana e poi esce a cercarlo. Lo trova. In un campo, a fianco della strada provinciale per San Romano. È fuori dall'auto, capovolta, sbalzato dal lunotto posteriore. È morto, probabilmente da un'ora, un'ora e mezzo. Nessuno lo ha soccorso, ma sarebbe stato inutile.  Secondo i primi rilievi, sembra che sia morto sul colpo Matteo Lenzi, 24 anni, un posto da operaio alla fabbrica Corghi di Pieve Fosciana e una passione per il calcio, che lo fa diventare uno dei portieri più popolari in Garfagnana. Morto in un incidente stradale con le cause ancora da definire, mentre la dinamica appare abbastanza chiara: verso le tre e mezzo del mattino, la Punto, che procede da Pontecosi verso La villetta di San Romano, a un certo punto (al chilometro 4 della provinciale) esce di strada. Prima - secondo la ricostruzione dei carabinieri - invade la corsia opposta e poi finisce in un campo a fianco della carreggiata. Qui sbatte in un masso che fa capottare l'auto, più volte. Matteo viene sbalzato fuori dal lunotto posteriore. Non ci sono segni di frenata, non apparenti almeno, come rilevano i carabinieri quando lo trovano poco dopo le cinque del mattino.  L'incidente sarebbe successo mentre Matteo - Teo per gli amici - sta tornando a casa. Il sabato sera passato con la fidanzata, una ragazza di Sillicagnana. Quando l'auto esce di strada la ragazza non c'è. Matteo l'ha già salutata. È solo. E probabilmente sta tornando a Gragnanella, la frazione di Castelnuovo dove vive con i genitori - il papà Giuseppe e la mamma, Nadia Tamagnini, impiegata dello studio di ragioneria Palmero Bertolini, noto a Castelnuovo - e con la sorella Serena, di qualche anno più giovane. In paese, quando di primo mattino si diffonde la notizia, l'atmosfera si fa irreale. Impossibile pensare che Matteo, uno dei ragazzi del posto, sia morto. La comunità tutta si sente orfana. Perché Matteo è davvero uno di loro: quando c'è da preparare la pizza per Telethon è fra quelli che aiuta, se, poi, si parla di Milan e di sport è sempre in prima fila. Perché Teo, che vive fuori dalle mura, vicino al campo da calcio, è cresciuto con il pallone ai piedi. Anche se non è diventato attaccante, né difensore. Lui in campo sta fra i pali: è un portiere. Ed è anche bravo. Lo sa chi lo ha avuto come avversario nei vari tornei di calcio a cinque: è stato così bravo che in una di queste competizioni è stato anche premiato come miglior portiere. Ma lo sanno anche i compagni di squadra, del calcio a 11 tradizionale. Nell'ultima stagione ha giocato a Camporgiano, dove è rimasto per tre campionati.  In tanti, insomma, hanno un motivo per conoscere Matteo. E in tanti, ieri, hanno avuto anche un motivo per piangerlo all'obitorio dell'ospedale di Castelnuovo.

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