Sicurezza
Altri tagli alla scuola in provincia, colpiti anche i bidelli. A settembre riprenderà la protesta degli insegnanti
Mannaia sulle superiori, eliminate 24 classi
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Una protesta al liceo Vallisneri (archivio) Ci sono 36 docenti in sovrannumero, 123 prof precari non lavoreranno l'anno prossimo
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LUCCA. Altri tagli alla scuola sul territorio provinciale. Dopo i 21 posti eliminati alle elementari, le 12 sezioni in meno rispetto alle richieste della materna, le 50 cattedre in meno alla media (il 25% dei tagli regionali), l'Ufficio scolastico provinciale ha comunicato il taglio di 52 cattedre nelle superiori con 24 classi in meno rispetto alle richieste delle scuole e 36 docenti in sovrannumero. In totale, dice il professor Rino Capasso dei Cobas scuola, «123 docenti precari che non lavoreranno l'anno prossimo e decine di docenti di ruolo in soprannumero costretti a cambiare scuola con effetti negativi per la continuità didattica. Anche per gli Ata (i bidelli, ndr) sono previsti tagli: 7 assistenti tecnici, 13 assistenti amministrativi e 66 bidelli in meno, per un totale di 86 posti, con effetti negativi su occupazione e qualità del servizio». Con queste azioni, il ministero della Pubblica Istruzione, Università e Ricerca (Miur) ha ignorato «quanto aveva stabilito un'ordinanza del Tar del Lazio (la 4.419 del 25 giugno 2010) che aveva sospeso ad tempus efficacia e legittimità della circolare ministeriale sulle iscrizioni alle superiori, chiedendo al Miur risposte dettagliate alle argomentazioni dei ricorrenti e rinviando la definizione della questione alla seduta del 19 luglio. Ma violando ancora una volta i principi base dello Stato di diritto - continua Capasso -, il Miur ha dato istruzione di continuare le operazioni come se l'ordinanza del Tar non esistesse». Da qui i tagli anche in provincia di Lucca. Capasso evidenzia come invece «il successo dello sciopero sembra abbia fatto cambiare idea al governo sul blocco degli scatti di anzianità, anche se bisogna attendere gli emendamenti in sede di conversione parlamentare del decreto legge. La mobilitazione continua: con presidi davanti al Parlamento, a settembre con il blocco di gite, progetti, della disponibilità ad accettare cattedre oltre 18 ore, a fare i coordinatori di classe».
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