La manifestazione
Lex ds della squadra di calcio: «Chi oggi non lo piange non sapeva chi era e non lo aveva conosciuto davvero»
Gli amici lo salutano su Facebook
Luca Dini
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Matteo (primo da sin.) con gli amici a un compleanno «Solo ieri sera ti ho visto e avevi il sorriso di un ragazzo spensierato»
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LUCCA. All'obitorio di Castelnuovo gli sguardi sono persi nel vuoto. Qualche lacrima scende, nel giro di qualche ora saranno copiose, appena la scomparsa di "Teo" - Matteo Lenzi - si farà reale, concreta. Non se ne capacitano gli amici. Che sono tanti perché Matteo era un "compagnone", «uno che faceva gruppo». All'ospedale arrivano i compagni di lavoro, gli amici del mondo del pallone, ma soprattutto quella che si può considerare la sua famiglia allargata, tutta Gragnanella, la piccola frazione di Castelnuovo dove Matteo è cresciuto, ha passato l'adolescenza recitando un ruolo attivo nelle organizzazioni delle manifestazioni del circolino Anspi. Ci sono Riccardo e Andrea, gli amici più cari. E tutti gli altri, quelli del sabato sera, quelli dell'estate, quelli della bevuta al bar o del calcio al pallone nel campetto di Gragnanella. Non parlano, non ci credono. Qualcuno racconta l'incidente, ripete meccanicamente la voce che circola da ore: la Punto di Matteo fuori strada, in quel prato, forse per un colpo di sonno, forse chissà. Non si saprà mai e poco importa. «Aveva passato la serata con la sua ragazza» - rivela qualcuno, mentre qualcun altro è andato a vedere di persona il luogo dell'incidente: «Non ci sono segni di frenata, è difficile capire cosa sia successo». «Chi conosceva Matteo, non può non aver pianto in questa giornata». Sono queste le parole di Massimo Valiensi, ex direttore sportivo della Virtus Camporgiano, la squadra dove Matteo ha militato per tre stagioni: «Da stamattina il mio cellulare continua a squillare - racconta - tutti i suoi compagni di squadra mi contattano sperando che la notizia non sia vera. Matteo sapeva essere contagioso con la sua allegria e aveva un ruolo importante nel gruppo. Aveva qualcosa di speciale che lo rendeva il collante dello spogliatoio. Chi oggi non versa lacrime per Matteo, significa che non sapeva chi era». Valiensi non riesce a raccontare molto di più di quel «ragazzo buono» che aveva tanta passione per il calcio e per il suo Milan che aveva seguito anche in molte gare dal vivo. E uno dei suoi amici suggerisce: «In fondo all'articolo, scrivi un bel Forza Milan». Molti ragazzi scoprono la notizia solo nel primo pomeriggio quando il popolo di Facebook commenta l'incidente. C'è Francesco, compagno di lavoro, che Matteo riusciva sempre a far ridere: «Mi mancherai»; l'ex compagno di calcio Giorgio: «Il destino è proprio crudele, tutta Massa Sassorosso è vicina alla famiglia di Matteo, grande ragazzo che ha vestito i nostri colori». E l'amico Luca: «Teo, sarai sempre parte di noi, grazie per tutti i momenti passati assieme, sarai sempre il migliore». Gli attestati di affetto non si contano. Daniele scrive: «In questi casi le parole non servono a nulla, voglio solo dirti che nessuno mai ti dimenticherà». Roberto chiosa: «Chi scompare improvvisamente ci lascia sgomenti e provati nel dolore, coraggio, speriamo che il nostro caro abbia pace e serenità nel regno dei cieli». L'amica Elisa saluta Matteo: «Ti ricorderemo tra una birretta e l'altra, e non solo, un bacio»; Giulia aggiunge: «Che tristezza, come è ingiusta la vita» e anche Francesco è sgomento: «Non è giusto, non ci voglio credere, non esiste. Mi mancherai Matteo». Consuelo lo ricorda così: «Non ci posso ancora credere, ti ho visto ieri sera con il sorriso e la tranquillità di un ragazzo spensierato. Sempre il primo a salutare, a scherzare e a fare battute, gentile come pochi. Ci mancherai Matteo».
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