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Lucca

Nidi, le regole vanno rispettate

Il nido Il Girasole
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Il nido Il Girasole

Le coop sociali: «Con rette troppo basse non si garantisce la qualità»

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 CAPANNORI. «Non scherziamo sui nidi d'infanzia, con rette troppo basse non si può garantire la qualità del servizio». Lo dicono i rappresentanti di quattro cooperative sociali di Lucca, Capannori e Porcari, che gestiscono servizi per l'infanzia autorizzati e anche accreditati, intervendo sulla vicenda dell'asilo nido Il Girasole, chiuso dal Comune.  Si tratta di Valentina Baldaccini, Dado Magico; Samanta Tomei, Domus; Sonia Ridolfi (La Gardenia) e Silvia Magnani (Iris).  Le coop prendono spunto dall'articolo da noi pubblicato il 26 giugno, dove si diceva che l'associazione sportivo dilettantistica Il Girasole ha presentato domanda per aprire un nido d'infanzia e che la domanda è stata respinta e dopo alcuni mesi il Comune ha chiuso la struttura.  «Al momento della chiusura - dicono le quattro coop - Lisa Franci, presidente de "Il Girasole" (asilo nido? baby-parking? ludoteca?), ha detto pubblicamente che "Il Girasole" è un'iniziativa nata dalla cooperazione fra genitori e che non ha scopo di lucro. La nostra prima reazione è stata di stupore: che attinenza c'è, ci domandiamo, tra un'associazione sportiva e un nido d'infanzia? Ma c'è dell'altro. Vorremmo precisare che le stesse cooperative sociali di diritto nascono Onlus, e come tali esse sono soggetti senza scopo di lucro per definizione. Il fatto che Lisa Franci dica che Il Girasole non ha scopo di lucro ci appare come un'affermazione volta a giustificare rette molto basse. Tuttavia le cooperative stesse, che non hanno scopo di lucro, per gestire servizi all'infanzia devono sottostare alle direttive della legislazione regionale in materia di rapporto educatori/bambini, qualifica del personale e sua formazione permanente e soprattutto rispetto dei contratti di lavoro, che è un passaggio fondamentale per ottenere l'autorizzazione al funzionamento».  Secondo le quattro coop l'entità della retta deve tenere conto di tutti i fattori sopra elencati. Non a caso la Regione stessa suggerisce dei costi a bambino ben precisi al di sotto dei quali non può essere garantito un servizio di qualità.  Qualsiasi struttura che rispetti la legislazione regionale in materia di rapporto educatori/bambini, qualifica del personale e rispetto dei contratti di lavoro, deve praticare prezzi all'interno di un certo range, che non può oscillare se non a rischio del mancato rispetto di una o più di queste variabili.  Citando dei numeri - spiegano le responsabili delle coop sociali - il costo suggerito dalla Regione per un servizio privato, ipotizzando una frequenza di 9 ore al giorno per 22 giorni al mese, è di circa 750 euro al mese.  «Le rette offerte dai servizi gestiti dalle cooperative sociali sono già basse rispetto agli standard regionali. Noi stessi lavoriamo continuamente per andare incontro alle famiglie, ma se le rette fossero più basse di quel che sono non potrebbe essere garantita la qualità del servizio.  «Confidiamo - concludono le quattro cooperative - che l'attività del nido d'infanzia, che è un servizio davvero delicato se consideriamo l'utenza a cui è rivolto, abbia delle regole uguali per tutti e standard qualitativi omogenei, garantiti in primo luogo dall'autorizzazione al funzionamento, che è requisito imprescindibile per operare in questo settore».

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