Finanza
«Basta con le scelte imposte dai vertici»
Ilaria Bonuccelli
Pdl, i "dissidenti" si organizzano. L'ex coordinatore Tortoli porta a Roma il caso Lucca
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LUCCA. L'incontro, all'apparenza, è conviviale. All'antica trattoria Stefani, qualcuno ordina carne. Altri vanno sul pesce. Per tutti c'è un po' di Pdl. Si mangia. E si parla. I consiglieri comunali - Giuliana Baudone, Maurizio Dinelli, Benedetto Stefani, Marco Modena, Roberto Lotti, Giacomo De Luca, Marco Andreoni - fanno presente che non piace la piega presa dal partito. Soprattutto ora che spinge per creare un supergruppo consiliare come stampella all'amministrazione Favilla. Roberto Tortoli annuisce. E promette: della situazione lucchese «che pare una follia» parlerà a Roma, con Sandro Bondi, con Franco Frattini e altri amici del partito. Poi entro fine mese organizzerà un convegno in città, con altri parlamentari, a partire da Deborah Bergamini. Il titolo non è ancora stato deciso. Il messaggio per i vertici del Pdl, invece, è già chiaro: «Devono smettere di decidere tutto in casa propria, senza più consultarsi con nessuno». Tortoli pare deciso: deve partire da Lucca una riflessione sulle cantonate del Pdl «se vogliamo smettere di perdere elezioni». E deve partire da qui perché gli impegni amministrativi più importanti sono proprio in zona: le provinciali del 2011 e le comunali (lucchesi) del 2012. Onorevole Tortoli, è tornato a Lucca in soccorso dei consiglieri del Pdl considerati "dissidenti"? «Diciamo che avendo fondato FI in Toscana non voglio vedere affondare il partito. Sono stato contattato da Deborah Bergamini e da tanti amici che ho in zona: infatti, la cena dell'altra sera mi è sembrata una rimpatriata». Ma non avete soltanto mangiato e bevuto. «Sono venuto a capire che cosa stia succedendo. All'interno del partito c'è troppo disagio che viene manifestato in continuazione. E allora ho deciso di approfondire. Perciò l'incontro di Lucca sarà solo il primo di una serie previsti in Toscana. In Toscana non sono stato solo il fondatore del partito: per anni sono stato il coordinatore regionale, sono stato sottosegretario. Sono stato quello che ha portato in FI Bondi e Marcello Pera. Poi, mi hanno sostituito, com'è giusto che sia, e io mi sono defilato. Per anni, dentro il partito nessuno mi ha più interpellato. Io ho continuato a fare il parlamentare ma ora è arrivato il momento di parlare. Per forza». Perché proprio ora? «Perché, a quello che vedo, è il momento di dare voce a tutti quelli che non hanno risposte dal partito o che ritengono che il partito assuma posizioni sbagliate». Come a Lucca? «I miei amici (era presente anche Nicola Giannecchini del Pdl di Capannori, ndr) mi hanno spiegato che cosa sta succedendo qui. Questa idea del gruppo unico allargato mi sembra una follia. Le iniziative portate avanti senza consenso, come questa, non servono a nulla. Se non a creare spaccature. Esattamente quello che vorrei evitare per il Pdl. Quello che ho saputo a Lucca lo porto a Roma: ne parlerò con Bondi, Frattini e altri che, insieme a me, a livello nazionale hanno intrapreso un percorso. Sia ben chiaro: in politica io sono nato con Berlusconi e sono fedele a Berlusconi. E, che lui lo voglia o no, io voglio aiutarlo a far sì che anche in Toscana si recuperi la voglia di cambiamento, l'entusiasmo, la voglia di fare. Tutto quello che mi sembra sia andato un po' perduto nelle paludi della politica». È per questo che è preoccupato per Lucca? «Sono preoccupato per l'allargamento del gruppo portato avanti senza una verifica politica seria, trascurando la questione dell'appartenenza. La politica è anche valori, se ne facciamo solo una questione di numeri ci si rivolta contro». E che cosa accade? «Che non si vince più. Questo è il mio grido dall'allarme che parte da qui perché in Toscana FI è stata una mia creatura. A me non sta bene che non si vinca più, soprattutto in una zona dove c'è una tradizione di centrodestra (all'interno di una regione rossa, ndr). Qui, come ci siamo presentati alle provinciali, le abbiamo vinte. Poi, abbiamo cominciato a perdere. Negli ultimi tempi, poi, è stata una sconfitta dopo l'altra: Pietrasanta, Forte dei Marmi, Massarosa». E lei come pensa di arrestare queste perdite? «Se c'è gente disposta al confronto possiamo riuscirci. Negli ultimi 5 anni ho rispettato le scelte dei vertici. Ma ora i vertici si devono svegliare e capire che non possono decidere tutto a casa loro e poi imporre le scelte». È un messaggio per il coordinatore regionale Massimo Parisi e per Denis Verdini? «È un messaggio per smettere di perdere ed evitare spaccature nel partito». A proposito di scelte imposte dall'alto: a Lucca c'è malumore anche per la nomina del coordinatore comunale. «Se c'è un confronto serio, arriverà anche un coordinatore giusto. Ma se non c'è confronto, oltre a non costruire nulla si spacca tutto. Per questo vogliamo muoverci». E come? «Organizzando intanto una grande manifestazione a Lucca, entro fine mese, per rientrare in contatto con la gente. In un momento di crisi come questo non mi sembra che nell'agenda politica del Pdl ci siano argomenti che tocchino davvero le persone. Promuoveremo l'iniziativa con tutti i parlamentari che ci vogliono stare. Di sicuro ci sarà l'onorevole Bergamini. Di fatto, apriremo un dibattito interno al partito, per parlare di politica e non più di numeri e di poltrone». Pensa così di poter evitare scivoloni come quello sulle tariffe della mensa scolastica a Lucca? «Certe sciocchezze sono nate per mancanza di confronto. Si può anche amministrare bene una città ma a un certo punto perdere il contatto con la gente: allora si perdono le elezioni. Cosa che vogliamo evitare. Come vogliamo evitare certi giochini, più o meno trasversali, già messi in moto per le prossime amministrative. E Lucca ne sa qualcosa».
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