Attenzione
Fondazione Crl accetta il prezzo bloccato
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La chiesa che fa parte del complesso dell’ex convento di San FrancescoSan Francesco, accordo con il Comune per l'eventuale riacquisto del complesso
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LUCCA. Le turbolenze, ormai, sono solo politiche. Mal di pancia interni al Pdl, accuse di Governare Lucca contro l'opposizione di centrosinistra. Per Comune e Fondazione Crl, invece, dopo il voto in consiglio comunale, la vendita del complesso San Francesco è un dato acquisito. Anche la questione sul prezzo dell'eventuale riacquisto dell'ex convento, da parte del Comune, è superato. Fino a lunedì la Fondazione aveva considerato inaccettabile la possibilità di rivendere il complesso al prezzo di acquisto - 4,7 milioni - solo aumentato dell'indice di inflazione, senza considerare i 10-12 milioni che ci investirà nel prossimo anno e mezzo per trasformare la struttura in una foresteria e cittadella universitaria a servizio di Imt, la scuola lucchese di Alti studi. Invece - dice il direttore della Fondazione, Pier Marco Agretti - è stata trovata una soluzione giuridica per rendere possibile (se ce ne fosse bisogno) l'operazione, senza creare un danno al patrimonio dell'istituzione. «Inizialmente - ammette Agretti - la proposta del consigliere comunale di Rc, Antonio Sichi, sembrava del tutto impraticabile. A una riflessione più attenta, alla luce delle norme del codice civile, invece, una soluzione è stata trovata. In pratica oggi la Fondazione acquista non fondi patrimoniali, ma se dovesse rivendere al prezzo concordato dal consiglio comunale, l'operazione verrebbe classificata come intervento istituzionale». Per cui la differenza fra il valore di mercato e il prezzo di vendita verrebbe considerato come un contributo della Fondazione al Comune. È ovvio che la Fondazione avrebbe interesse a rivendere il complesso - precisa Agretti - solo nel caso in cui cessasse l'attività di alti studi di Imt. Tuttavia, il contratto verrà stilato in modo che, se questa circostanza si verificasse la vendita del bene potrebbe essere fatta soddisfacendo le necessità del Comune, senza danni al patrimonio della Fondazione. Disponibile a replicare questa condizione "privilegiata" - «si tratta di riconoscere un diritto di precedenza nell'acquisto, non un diritto di prelazione» - anche a Provincia, Regione o Stato. Questa soluzione, però, non convince Governare Lucca, la ex lista civica di Favilla passata all'opposizione, polemica anche con Pd e Rc colpevoli di non aver insistito per il rinvio della delibera di vendita, consentendo al Comue di «svendere» un bene pubblico. «I motivi per un'ulteriore riflessione erano e sono molti. Innanzitutto - scrive la lista - il prezzo di vendita del convento da 10.000 metri quadri: 3359 di superficie coperta, 1052 di porticati, 2180 di chiostro e orto, 3091 di giardino, esclusa la chiesa, già di proprietà pubblica. Il Comune lo acquistò nel 2004, per 2.173.935 euro, prezzo fuori mercato, visto l'accordo già raggiunto alla Provincia dei Frati minori per venderlo a un privato a 4,5 milioni. L'ufficio che doveva effettuare la stima del complesso, ha calcolato il prezzo in 3.600 euro al metro quadro per il residenziale. Se si fosse venduto ai prezzi di mercato, i soli 3.359 metri quadri di superficie coperta sarebbe costati oltre 12 milioni, 6 milioni con lo sconto del 50%; ma la perizia usa un artificio: mette a raffronto, prima, i prezzi del 2009 con i prezzi del 2003; accerta poi che i prezzi degli immobili hanno avuto un incremento del 64%; applica, infine, l'incremento al prezzo stracciato di acquisto del 2004, per concludere cervelloticamente che il prezzo congruo di tutto il complesso ammonterebbe a 3,5 milioni, oltre a 1,2 milioni della chiesa, per un totale di 4,7 milioni». E così - accusa Governare Lucca - il consiglio comunale, con il consenso del centrosinistra, «ha concesso al sindaco di svendere una proprietà pubblica importante».
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