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Lucca

«Rubo più di te»: studentesse modello si sfidano nei furti

Luca Tronchetti
«Rubo più di te»: studentesse modello si sfidano nei furti

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 LUCCA. Il furto come sfida. Profumi e rossetti come cimelio da sfoggiare alle compagne di scuola. Per decine di adolescenti - dai 14 ai 18 anni - rubare è diventato un gioco. Una moda come un'altra. Specie all'OVS, in pieno centro storico. Rimmel, lucidalabbra, mascara sparivano dal reparto cosmesi con impressionante facilità. Anche perché la placca magnetica adesiva che funge da sistema antitaccheggio è facilissima da togliere evitando così il suono della sirena alle barriere d'uscita o alle casse. «Siamo arrivati a registrare ammanchi di prodotti di bellezza per un importo di 3.000 euro in un mese» dice il responsabile della catena OVS che, dal 2 aprile ha sostituito il marchio Upim nel grande magazzino di via Roma. Una situazione non più sostenibile.  La svolta è arrivata quando i dirigenti hanno deciso di appaltare il servizio di security a una ditta privata che ha piazzato i suoi dipendenti - uomini e donne rigorosamente in borghese - all'interno dell'ipermercato. E la verità è venuta a galla. L'80% dei furti di prodotti beauty non era opera di immigrati o di avvenenti donne dell'Est. Ma di studentesse under 18. Ragazze che frequentano gli istituti cittadini: dai professionali al classico.  STATISTICA IMPIETOSA.  Cinquanta ragazzine fermate in meno di un mese. Circa due al giorno. Con mille euro di merce recuperata. All'inizio nemmeno i dirigenti dell'OVS se volevano credere che i furti fossero opera delle adolescenti. Poi si sono dovuti arrendere all'evidenza. Il direttore del negozio di via Roma è esplicito: «Sono figlie dei nostri tempi. Quando ci parli evidenziano un'immaturità e una fragilità psicologica che ti lascia senza fiato. Compiono i furti per vantarsi a scuola, con le compagne di classe e i ragazzi. Non si tratta di disadattate con problemi economici. Sono figlie di operai, impiegati e anche di affermati professionisti».  All'OVS non appena gli agenti della sicurezza scoprono le studentesse mentre infilano nella borsetta, nelle tasche o nello zaino i flaconi e le boccette di profumo le seguono all'uscita, le fermano e le accompagnano in direzione. Perché la catena d'abbigliamento non ama le denunce, specie se si tratta di minori. Fa riconsegnare la merce alla presenza dei genitori che vengono avvertiti telefonicamente.  GENITORI IN LACRIME.  «La reazione di madri e padri? - dice il direttore dell'OVS - Sgomento, incredulità, stupore. C'è anche chi si è messo a piangere. Questo nell'80-90% dei casi. Poi c'è anche chi assume un atteggiamento di assoluta indifferenza. Accade raramente, ma sembra esserci un muro d'incomunicabilità che separa i genitori dai figli. È anche accaduto che un paio di ragazze pizzicate settimane prima dai vigilantes siano rientrare nel negozio come se nulla fosse accaduto».  L'ULTIMO CASO  L'altro giorno però la direzione è stata costretta ad avvertire i carabinieri e sporgere denuncia. La ragazza - una rumena minorenne che frequenta una scuola cittadina - si rifiutava di fornire le generalità dei familiari: «Mio padre è Babbo Natale» avrebbe risposto spavalda dopo aver asportato poco prima merce per 200 euro.  

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