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Lucca

Niente abbonamento, ritorno ai buoni pasto, riduzione delle tariffe

<b>RIVOLTA CONTRO LE MENSE.</b> Il centro unico di preparazione dei pasti in fase di rodaggio a San Filippo: da settembre diventer&agrave; la cucina centralizzata della refezione scolastica lucchese
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RIVOLTA CONTRO LE MENSE. Il centro unico di preparazione dei pasti in fase di rodaggio a San Filippo: da settembre diventerà la cucina centralizzata della refezione scolastica lucchese

Fabbri (Fi): «I rincari vanno applicati solo alle famiglie benestanti, non possono essere generalizzati»

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 LUCCA. Abbassare le tariffe della mensa scolastica. E capire chi ha messo in allarme i genitori, con indicazioni sbagliate. Il Pdl aspetta il ritorno da Panama del direttore generale del Comune per verificare perché (e da chi) sia stata autorizzata la spedizione delle lettere con le nuove regole di pagamento del servizio di refezione. Regole che hanno suscitato un vespaio, considerando l'obbligo di pagamento mensile anticipato e il divieto di rimborso dei pasti non consumati dai bambini, se non in caso di assenze da scuola do almeno 10 giorni.  Sia Giuliana Baudone, consigliere comunale eletta nelle fila di An, che Franco Fabbri, capogruppo di FI verso il Pdl, ricordano all'amministrazione come il voto sul bilancio sia stato condizionato alla revisione delle tariffe dei servizi, in particolare proprio la refezione scolastica. «La questione dei ritocchi e dell'equità sociale di eventuali aumenti - conferma Giuliana Baudone - era stata sollevata dalla stessa maggioranza ancora prima che le tariffe della mensa fossero approvate in consiglio comunale. Poi, in sede di discussione di bilancio, abbiamo concordato anche con l'opposizione di andare verso una politica tariffaria che tenesse conto del reddito effettivo delle famiglie. Il bilancio è stato approvato proprio con la condizione che le tariffe, della mensa in particolare, venissero riviste». Del resto - aggiunge Fabbri - «non diciamo che l'aumento in sé non sia giusto. Il costo del pasto è proporzionale al servizio offerto. Ma il principio è che i sacrifici devono essere sostenuti da chi se li può permettere. Ci sono, però, molte famiglie che certi sacrifici non li possono sostenere e per le quali anche il rincaro di 90 centesimi a pasto è insostenibile». Non solo. Per Fabbri deve essere anche confermato il pagamento «con i buoni pasti, invece che con l'abbonamento mensile, viste tutte le difficoltà sorte per i rimborsi, obbligatori se i bambini non mangiano a scuola. Comunque, l'assessore ha dato la sua disponibilità a rivedere tutto, confermando che non c'è ancora nulla di definitivo». Eppure le lettere inviate alle famiglie contengono le indicazioni su costi e modalità di pagamento approvate dalla giunta a fine marzo. «In effetti - ammette Fabbri - qualche cosa non ha funzionato nella comunicazione interna fra uffici o fra dirigenti e giunta. Per evitare che episodi del genere si ripetano chiederò al sindaco di far essere presenti i dirigenti alle sedute del consiglio comunale, almeno a quelle più importanti, nelle quali di discutono pratiche che hanno effetti sulla gente».

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