Il Tirreno

Lucca

Tragedia a Verciano. I carabinieri spiegano perché non hanno rintracciato l’uomo

«Non siamo stati avvertiti del ritorno: non abbiamo potuto controllare Ilic»

Alessandra Biagi, uccisa a 27 anni e la casa dove abitava con i genitori a Verciano
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Alessandra Biagi, uccisa a 27 anni e la casa dove abitava con i genitori a Verciano

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 LUCCA. «Se avessimo saputo che Dejan Ilic era già tornato in paese, avremmo attivato le ricerche. Invece, nessuno ce lo ha detto. Abbiano saputo del suo rientro, quando ormai la tragedia a Verciano era consumata». Il capitano dei carabinieri Tiziano Marchi non si sbilancia. Non dice, perché non può esserne certo, che l'omicidio di Alessandra Biagi e il suicidio del suo assassino ed ex convivente potevano essere evitati. Può affermare, però, con certezza che, saputo del rientro a Verciano, avrebbero attivato le ricerche dell'uomo, che avrebbero cercato di individuarlo, intervenendo come già fatto quattro volte negli ultimi mesi.  I carabinieri, dunque - ribadisce Marchi - non hanno sottovalutato la segnalazione di lunedì, quando la mamma di Ilic, insieme al padre di Alessandra Biagi, hanno riferito del viaggio annunciato dal ragazzo in Bosnia per procurarsi un'arma. Solo che, poi, non è stata segnalato il ritorno. E, quindi, è sfumata la possibilità, almeno in loco, di controllare se l'uomo si fosse davvero procurato un'arma come minacciato. E come confermato dall'omicidio-suicidio.  Da gennaio a oggi, ribadisce il capitano, i carabinieri si sono interessati più volte alle vicende della coppia. A gennaio, il 12, quando viene presentata alla stazione di Pieve di Compito la prima denuncia contro ignoti per la rottura del vetro di una porta della casa di Alessandra Biagi: nessuno vede, però, il responsabile e quindi non può essere tirato in ballo l'ex convivente. Da allora, le pattuglie dei carabinieri arrivano a casa della donna quattro volte. Ogni volta, è Alessandra Biagi a chiamare il pronto intervento perché si ritrova a tarda sera il compagno che pretende di entrare in casa. «Il fatto - precisa il capitano Marchi - è che ogni volta che le pattuglie sono intervenute non è mai stata denunciata una violenza o una situazione di minacce. La questione era sempre, più o meno, la stessa: Dejan Ilic che pretendeva di vedere la figlia a orari impossibili e, di solito, senza preavviso. La vittima, però, non ha mai denunciato di essere stata minacciata o di essere stata picchiata, nonostante le siano state rivolte domande precise al riguardo». Alla fine, quindi, sembrava che gli screzi fossero limitati alle visite alla bambina: «Immancabilmente - riferiscono i carabinieri - la situazione si tranquillizzava, con il padre che acconsentiva ad andarsene, promettendo di chiamare il giorno successivo a un orario più decente per accordarsi su quando poter incontrare la figlia. Oltretutto, ogni volta che l'uomo si presentava a casa della ex non era mai ubriaco né risultava sotto l'effetto di sostanze stupefacenti: quindi non poteva neppure essere fermato». Ufficialmente, dunque, non esistono precedenti di violenze o maltrattamenti. Non esistono referti di Alessandra Biagi, medicata magari al pronto soccorso per essere stata aggredita dall'ex compagno. E non esistono neppure denunce di molestie o di stalking da parte della donna: quella firmata martedì, infatti, si è rivelata inutile.

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di Redazione web