Il Tirreno

Lucca

Il Comune modifica i costi dopo la denuncia dei consiglieri del Pdl

Mense, le tariffe saranno riviste in base ai redditi

Roberta Lenci
Il nuovo centro cottura di San Filippo
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Il nuovo centro cottura di San Filippo

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 LUCCA. Saranno riviste le tariffe della mensa scolastica. Saranno articolate in base alla fascia di reddito, e non più in base ai componenti della famiglia (in particolare al numero dei figli), anche se questo non significa automaticamente che il costo del pasto diminuirà. Così avrebbe deciso l'amministrazione comunale, dopo la polemica sollevata da alcuni consiglieri di maggioranza, contrari sia all'aumento del 30% del servizio - pasto a 4 euro da settembre, invece che a 3,10 euro - sia alla scelta di non rimborsare i pasti non consumati se non in caso di assenza prolungata da scuola (oltre 10 giorni). Così la politica tariffaria si rivoluziona, nonostante le tariffe contestate siano state approvate dalla giunta e poi dal consiglio comunale in sede di bilancio.  La revisione verrà comunicata dagli uffici comunali alle famiglie, secondo quanto stabilito da un ordine del giorno approvato a maggioranza in sede di discussione del bilancio di previsione. L'atto ribadisce la necessità «di ricercare una diversa modalità di ripartizione della contribuzione delle famiglie, basata su criteri di fasce di contribuzione in relazione alle situazioni economiche determinate da reddito familiare, residenza e numero dei figli». Da qui la decisione di impegnare la giunta «a ridefinire, prima dell'entrata in vigore delle nuove tariffe, insieme ai tecnici comunali e alle commissioni consiliari competenti (pubblica istruzione, sociale, finanze, ndr) una diversa rimodulazione della contribuzione (al pagamento del servizio di mensa) con l'obiettivo di ridurre il più possibile il costo del pasto per le famiglie a basso reddito».  In sostanza, il Pdl mette all'incasso la cambiale firmata dall'amministrazione in cambio del voto favorevole al bilancio. E l'incasso arriva proprio quando diverse scuole minacciano la rivolta contro le nuove tariffe. I genitori dei bambini della materna di Mutigliano hanno deciso di non restituire al Comune i moduli con le informazioni richieste per aggiornare la banca dati della mensa. I rappresentati di classe delle scuole materne San Marco e Salicchi chiederanno un incontro all'amministrazione e, intanto, invitano tutti i genitori «a manifestare il proprio disappunto» sulle tariffe. In particolare contestano di dover restituire entro oggi (visto che domani e domenica molte scuole sono chiuse) il modulo ricevuto il 26 maggio. Inoltre, i rappresentanti di classe contestano anche l'aumento del costo del pasto «in quanto la qualità non ci risulta migliorata durante questo anno scolastico. Anzi: i genitori addetti alla verifica dei pasti sono dovuti intervenire a causa del peggioramento rilevato. Prima di chiedere l'aumento, sarebbe opportuno erogare un servizio superiore e solo dopo richiedere più denaro». In più - proseguono i genitori - «il metodo individuato per il "rimborso dei giorni di assenza" non ha tenuto di conto del fatto che la maggior parte delle assenze è dovuta a malattia, di durata difficilmente superiore a 5 giorni consecutivi: per cui i cittadini pagheranno per un servizio di cui non usufruiscono. Legare le tariffe mensili al numero dei figli e non anche al reddito del nucleo familiare, ci sembra un'ingiustizia sociale gratuita».    LA PROTESTA DI UNA MAMMA «Non si consuma, ma paghi»  Dalla mamma di un'alunna riceviamo questa lettera di protesta sulle tariffe della mensa: «Mia figlia frequenta la materna di Nave e solo oggi (ieri, ndr) ho ricevuto il modulo per il servizio mensa 2010/11, che devo compilare e restituire entro il 30 maggio. Dal prossimo anno scolastico non esisterà più il buono pasto ma la tariffa mensile anticipata di 77 euro (e 61 euro per il secondo figlio), che dovrò pagare tutti i mesi, indipendentemente dai giorni di frequenza della mensa di mia figlia e dai giorni di mensa del mese: solo nel caso di 10 giorni consecutivi di assenza potrò essere rimborsata. Se vogliamo usufruire del servizio mensa noi genitori siamo costretti a firmare un foglio in cui fra le altre cose ci impegniamo a corrispondere la quota di contribuzione prevista: ma perché devo pagare il pasto anche quando mia figlia non ne usufruirà perché a casa malata? E 10 giorni di assenza consecutivi sono troppi per avere il rimborso, quando normalmente un bimbo malato sta a casa una settimana.  Il Comune non ha i soldi per fornire alle scuole la carta igienica, i detersivi per pulire in terra, la carta per le fotocopie, non ha i soldi per ristrutturare gli ambienti, così noi genitori ci facciamo carico di tutto, perché adesso dobbiamo pagare anche i pasti che i nostri figli non consumeranno? Senza considerare l'aumento da 3,10 euro a 4 euro a pasto. Ci stanno forse prendendo in giro? Ho l'impressione di sì, considerato anche il tempo di soli tre giorni che ci hanno dato per decidere».

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