Sicurezza
I prezzi locali sono più alti di quelli dei Comuni vicini
Enrico Messina
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Bambini a mensa Anche sui rimborsi e sui pagamenti anticipati, il sistema lucchese non ha eguali
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LUCCA. Per far mangiare i propri bimbi a scuola i genitori lucchesi pagano di più rispetto delle famiglie degli altri comuni della Provincia. E sono gli unici che pagano anche quando il proprio figlio non mangia. È quanto emerge dal confronto sui costi e le modalità di pagamento del servizio mensa dei principali comuni della zona. Escluso Viareggio (ma solo per la tariffa delle famiglie più benestanti), i costi approvati dalla giunta lucchese sono le più elevate della zona. Anche se il Comune ribadisce che i prezzi locali sono fra i più bassi della Toscana. L'osservazione è esatta se il confronto viene fatto con gli altri comuni capoluogo di provincia, da Livorno a Massa, arrivando fino a Siena. Ma se il paragone resta all'interno dei confini provinciali, allora Lucca si colloca fra i comuni con il servizio di mensa scolastico più caro. Infatti, negli altri comuni, i prezzi oscillano fra l'esenzione assoluta, della quale beneficiano le famiglie di Viareggio collocate in prima fascia (con un reddito molto basso) e un massimo (sempre escludendo i genitori viareggini in ultima fascia) di 3,50, tariffa applicata ad Altopascio. In molti comuni, inoltre, si utilizzano sistemi di pagamento informatizzati che conteggiano solo i pasti veramente consumati e permettono al contempo di individuare immediatamente chi non paga, senza ricorrere a rimborsi o pagamenti anticipati. Il nuovo sistema adottato dal comune di Lucca (pagamento anticipato dell'intera quota mensile, indipendentemente dai pasti consumati, e rimborso solo nel caso di assenza del bimbo per più di 10 giorni consecutivi) è stato difeso perché permetterebbe l'individuazione immediata dei morosi. Ciò comporterebbe un vantaggio indubbio, sempre secondo chi sostiene la validità del nuovo sistema, in termini di parità di trattamento dei cittadini: così pagano tutti, al contrario di quanto accadeva in passato col vecchio "sistema a buoni pasto" che dilatava di molto i tempi delle procedure di controllo sull'avvenuto pagamento. Questo vantaggio controbilancerebbe, in un'ipotetica classifica ai punti stilata per confrontare i due sistemi, il difetto del modello appena approvato: il fatto che i genitori paghino anche quando il bambino non va a scuola. Eppure è possibile conteggiare solo i pasti consumati e al contempo abbattere i tempi di controllo sulla morosità. Succede, ad esempio, a Barga, dove è utilizzato un sistema totalmente informatizzato: a ogni bimbo è associato un codice che contiene i suoi dati anagrafici (il codice Pan) e che il genitore comunica ai commercianti convenzionati con il Comune per "ricaricare" la scheda-mensa del figlio; i dati inviati dai negozi dove è avvenuta la ricarica vengono elaborati in tempo reale dal sistema informatico del Comune e questo consente l'immediata individuazione dei morosi. Comunque, dal conto vengono scalati solo i pasti consumati. In altri comuni, come ad esempio Castelnuovo, Montecarlo, Bagni di Lucca e Viareggio, ogni mese viene inviata alla famiglia un bollettino, da pagare alla posta o che viene direttamente prelevata dal conto in banca, che conteggia i pasti consumati nel mese precedente. Anche in questi casi, quindi, non sono previsti i buoni pasto, ma comunque i genitori pagano solo quello che il proprio bambino mangia. Così come succede nei comuni della Piana che adottano il sistema dei buoni pasto, come Altopascio e Porcari.
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