La manifestazione
A un anno dalla riapertura del Casinò, le strutture ricettive tracciano un bilancio: la sala giochi è a scartamento ridotto, ma almeno cè
Degrado, i ristoratori strigliano il Comune
Paola Taddeucci
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Il casinò di Bagni di Lucca riaperto appena un anno fa La protesta: a Bagni di Lucca sono assenti le politiche per promuovere il turismo
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BAGNI DI LUCCA. Nessuno lo dice apertamente, ma il concetto è chiaro: a distanza di quasi un anno, la riapertura del Casinò non ha portato il sospirato rilancio turistico, almeno per ora. Emerge conversando con ristoratori e albergatori della cittadina, in particolare di Ponte a Serraglio, dove ha sede la sala giochi. C'è delusione: si aspettava qualcosa di più che invece non è arrivato. Ristoratori e albergatori non attribuiscono la responsabilità ai gestori del Casinò. Anzi, riconoscono loro il merito di tenere aperta l'unica struttura che, sottolineano, movimenta le buie serate di Bagni di Lucca. Anche se «è una grande sala giochi, niente di più». Imputano la colpa, piuttosto, a una mancanza di sensibilità turistica, soprattutto da parte del Comune. «No, non sono contento - dice Roberto Marino Merlo, titolare dell'albergo-ristorante Corona di Ponte a Serraglio e del Regina Park Hotel di Villa -: non c'è riscontro agli sforzi che uno fa per il turismo. Un visitatore non viene perché gli piace l'hotel, ma perché questo è inserito in un territorio. Quindi la destinazione si crea anche con materiale pubblicitario adeguato, eventi e servizi. Qui non ci sono i servizi. La stazione ferroviaria di Fornoli è una vergogna; si parla di navette fra stazione e Ponte a Serraglio, Villa e al Colle delle Terme, non sono mai state attivate. Neanche l'ombra di materiale promozionale come cartine o guide». I dati sull'affluenza nelle strutture ricettive di Marino Merlo confermano purtroppo la sua analisi. «Rispetto agli scorsi anni - continua - ho avuto un calo di presenze negli alberghi, mentre la riapertura del Casinò, per il momento, ha avuto un'incidenza modesta soltanto per il ristorante, con qualche arrivo in più di clienti che si fermano a cena prima di andare a giocare». Da Marino Merlo un invito ai colleghi che, come lui, operano nel turismo e nel commercio: «Iniziamo a collaborare di più. Ognuno fa da sé, mentre tutte le offerte che Bagni di Lucca può proporre, e sono tantissime, potrebbero essere coordinate». Anche Vera Tardella ed Eugenio Frediani, titolari del ristorante "Il cavaliere bruno", difendono il Casinò, pur riconoscendone i limiti. «Qualsiasi cosa nuova - sostengono - è un bene. Siamo convinti che la stessa sala giochi potrebbe avere più risonanza se il territorio fosse tenuto meglio e non lasciato nella decadenza totale. Comprese le terme». A Frediani, titolare del ristorante albergo Bernabò nella zona delle antiche terme, preme molto questo aspetto. «Quand'ero piccolo - racconta - alle Docce Basse c'erano due cascatelle di acqua termale dove si poteva andare liberamente. Erano più grandi di quelle di Saturnia. Invece le nostre cascate sono chiuse da anni e ora ci stanno facendo dei lavori che forse non finiranno mai o sono destinati a creare strutture, come i Bagni Bernabò o i Bagni San Giovanni, che rimarranno chiusi per anni».
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