Attenzione
Trovati in un lago di sangue
Barbara Antoni
Il parroco ha visto Dejan con il fucile ancora in mano
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LUCCA. Alessandra in un lago di sangue, indosso i pantaloni e una maglia azzurra. Nel sangue anche Dejan, suo ex compagno e suo assassino, con ancora stretto fra le mani il fucile a canne mozze usato per mettere a segno il suo piano di omicidio suicidio. Don Pietro Biagi, parroco di Verciano, si è trovato davanti questa scena alla mezzanotte di martedì, nel giardino di casa Biagi in via Ponte Strada al civico 10. È stato il primo a vegliare i corpi senza vita dei due giovani, finché non sono stati rimossi e portati all'obitorio. «Sono corso subito - racconta -. Che era successa una tragedia mi ha avvertito una vicina di casa Biagi. Mi ha telefonato e ha detto "c'è un grande trabusto, è successo qualcosa di grosso". Sono andato: i due giovani erano morti, distesi nel giardino. C'era tanta gente che gridava, è arrivata la sorella di Alessandra. C'erano anche le forze dell'ordine, correvano qua e là, prendevano le misure. Sono intervenute quando la tragedia si era ormai consumata». Don Pietro conosceva la gravità e i pericoli della situazione di Alessandra Biagi. Ventisette anni, una bambina di due, da poco assunta alla Salt come stagionale, al casello di Livorno. Una ragazza di Verciano, conosciuta da tutti perché ci ha sempre vissuto, perché di qui è originaria la sua famiglia e qui la mamma fa la parrucchiera nel suo negozio "Acconciature Gabry". Una ragazza assillata, minacciata, dall'uomo - Dejan Ilic di 29 anni, bosniaco - da cui aveva avuto la piccola. Con lui la relazione era finita. Ma lui «era un tipo aggressivo, violento, geloso. Per questo lei aveva deciso di lasciarlo. Anche dopo la separazione era irruento, strumentalizzava la bambina per minacciare la madre. I nonni avevano paura che succedesse qualcosa. Infatti le minacce erano state segnalate alle forze dell'ordine, ma veniva detto che non si poteva intervenire. L'altra notte però sono intervenuti tutti. Troppo tardi», racconta don Pietro. Che era al corrente della difficile vita di Alessandra attraverso i racconti del padre di lei. «Alessandra sapeva che io sapevo - continua il parroco -. Attraverso il padre le avevo raccomandato di non farsi vedere a parlare con amici, anche fossero stati semplici compagni di scuola. Perché se lui l'avesse vista si sarebbe sentito provocato». Un' odissea la convivenza di Alessandra e Dejan secondo il racconto del parroco. «Nei due anni che sono stati insieme - continua don Pietro - prima hanno abitato nell'appartamento sopra il negozio della madre, poi un periodo a San Ginese. Poi si era liberata una casa vicino ai genitori di lei e l'avevano affittata. Succedeva spesso che lui la maltrattasse fino a picchiarla. E lei perdonava sempre. Ma a un certo punto il loro rapporto intimo è crollato, lei non si è più sentita di andare avanti e ha deciso di tornare con la bambina dai genitori. Lui aveva preso una stanza in affitto vicino al mercatino del pesce in via Puccini a Sant'Anna».
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