Finanza
Rivolta per il caro-mensa
Enrico Messina
Prezzi più alti e si paga anche se il figlio è malato
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LUCCA. In Comune i telefoni squillano ininterrottamente. Dopo che le informative sul nuovo sistema di pagamento del servizio mensa sono arrivate nelle case, i genitori chiedono chiarimenti. E non mancano le lamentele per le novità, come l'aumento del 30% delle tariffe (da 3 euro e 10 cent a 4 euro per pasto). A fare arrabbiare ancora di più i genitori è il numero dei giorni consecutivi (10) di assenza oltre i quali si ha diritto al rimborso. Le famiglie non vogliono saperne di pagare anche quando il figlio, malato, non mangia e ritengono esoso il nuovo prezzo. «Ho due figli - spiega un genitore - e ho fatto il conto: se prima pagavo sugli 800 euro all'anno, ora vado sui 1.300». La questione agita le acque di maggioranza e opposizione. Anche il Pdl, pur essendo forza di maggioranza, ha chiesto che venga bloccata l'esecuzione della delibera approvata dalla giunta in aprile. Mentre Elena Colombini, di Sinistra e libertà, fa sapere che il movimento «si unisce alle proteste dei genitori». Eppure in Comune dicono che, a sentire i genitori che hanno richiesto chiarimenti e hanno espresso disaccordo per il nuovo sistema di pagamento, non sarebbe il rincaro delle tariffe la questione più problematica. I prezzi sono fermi, spiegano, da 10 anni e, anche a seguito del miglioramento del servizio offerto (la mensa serve per l'80% dei pasti solo biologico), le famiglie avrebbero accettato l'aumento. Quello che proprio non va giù ai genitori è soprattutto dovere pagare il servizio anche quando il proprio bambino non va a scuola. Sul punto, in Comune assicurano che il sistema è simile a quello adottato nelle altre scuole della regione e che per pochi giorni di assenza sarebbe troppo problematico conteggiare il rimborso: non è escluso che si possa rivedere (al ribasso, ovviamente) il limite dei dieci giorni consecutivi, ma sicuramente non ci sarà rimborso in caso di assenza di un solo giorno. Un sistema che viene difeso, inoltre, perché consentirebbe di rintracciare più velocemente chi non paga la retta. L'eliminazione del blocco con i buoni pasto permetterebbe di saltare la fase del conteggio dei tagliandi. I controlli si concentrerebbero, così, solo sul pagamento della quota e sarebbero svolti con l'ausilio di un sistema elettronico che abbatte i tempi della procedura. Chi non paga, insomma, verrebbe scoperto quasi immediatamente. Altro punto a favore del nuovo sistema viene indicato nell'agevolazione prevista per le famiglie numerose: riduzione del 20% per il secondo figlio, pasto gratis per il terzo. Conti alla mano, chi ha tre figli paga di meno di prima. Anche su questo aspetto però, non mancano le polemiche. «Statisticamente - commenta Elena Colombini - le famiglie che hanno tre bambini sono le meno numerose e spesso sono allocate ai due estremi della tipologia familiare. Ossia famiglie benestanti, con ottime possibilità economiche e quindi senza alcun "legittimo interesse" ad usufruire dell'esenzione, o famiglie "bisognose" e quindi già esenti».
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