Il Tirreno

Lucca

Accecato dalla gelosia, non aveva accettato la decisione della compagna

Minacce dopo la rottura

Luca Tronchetti
Dejan, a sinistra la madre
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Dejan, a sinistra la madre

Dejan seguiva e molestava da mesi Alessandra

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 LUCCA. Alessandra Biagi per lui era diventata un'ossessione. Da più di sei mesi la seguiva, la importunava, la minacciava. Un'insopportabile escalation mossa da una morbosa gelosia: la causa che aveva portato alla separazione della coppia. Dejan Ilic, 29 anni ancora da compiere, bosniaco di Gradiska, da dieci anni in Italia assieme alla madre e alla sorella, era entrato nella vita di Alessandra come un uragano. Una passione travolgente. Si erano conosciuti nel 2006 a Lucca, si erano frequentati e avevano deciso di vivere insieme. Due anni fa era nata una bella bambina: Gabriella, lo stesso nome della mamma di Alessandra. La coppia era andata a vivere prima in un appartamento a Lido di Camaiore e poi, con la nascita della piccina, in un'abitazione tra via del Galloro e via Ponte Strada a Verciano. A pochi metri dai genitori di lei. Ma sin dall'inizio la convivenza non aveva funzionato.  A detta di amici e parenti Dejan era un buon padre. Attento e premuroso con la bambina. Ma era roso dal tarlo della gelosia per la sua compagna. Le impediva di uscire, di parlare con gli amici, di vivere la propria vita. Persino di trovarsi un lavoro. Le scenate erano sempre più frequenti e insopportabili. Sino alla sofferta decisione, nella prima metà del 2009, di troncare il rapporto. Una decisione presa da Alessandra, che Dejan si rifiutava di accettare. Specie da quando la compagna era andata a vivere nella villa dei genitori portandosi dietro la bambina. Lui, che dopo aver lavorato come camionista aveva trovato un'occupazione alla ditta Zetaplast a Migliarino, per restare vicino ad Alessandra e Gabriella si era trovato una stanza in via Giacomo Puccini a S. Anna e di tanto in tanto tornava a Firenze dove vive la madre Gordana. Dejan si faceva vedere spesso a Verciano e nessuno gli negava la possibilità di vedere la figlia. Ma ogni volta che si trovava a tu per tu con l'ormai ex compagna manifestava un atteggiamento sempre più aggressivo nei confronti della donna. L'aggrediva verbalmente arrivando a minacciarla pesantemente. Dal gennaio 2009 per tre volte i familiari della giovane donna - che di recente aveva trovato un posto come stagionale al casello Salt a Livorno e ogni tanto aiutava la mamma al negozio di parrucchiera - erano stati costretti a telefonare al 112 per evitare che la situazione degenerasse.  Ma quando la pattuglia del radiomobile arrivava alla villetta di via Ponte Strada 10, l'ex convivente nel frattempo si era allontanato. In una circostanza i familiari di Alessandra Biagi avevano denunciato ai carabinieri di Pieve di Compito un danneggiamento. Un vetro della finestra rotto dopo che poco prima era stato visto aggirarsi nei paraggi l'operaio bosniaco. Una situazione di forte disagio e di profonda prostrazione anche per Alessandra che, dopo la separazione dal compagno, era seguita da una psicologa. I segnali dello stalking c'erano tutti. Comprese le telefonate a tutte le ore del giorno e della notte che l'avevano costretta a cambiare il numero del cellulare. Ma Alessandra Biagi non aveva ancora maturato la decisione di intraprendere un'azione legale nei confronti dell'ormai ex compagno troncando di netto ogni rapporto. Dejan poi aveva un atteggiamento ambiguo: davanti alle minacce di denuncia all'autorità giudiziaria cresceva la sua aggressività, mentre di fronte a un approccio più morbido e accondiscendente diminuiva la sua pericolosità. Alessandra aveva paura delle ripercussioni che poteva avere nei confronti della bambina una querela presentata in procura, nella quale si riepilogassero tutti gli episodi avvenuti negli ultimi sei mesi. Temeva che, venuto a conoscenza della cosa, avrebbe potuto farle del male o portarsi via la bimba.  Venerdì scorso la situazione era precipitata. Dopo un colloquio con la psicologa, relativo all'ennesima violazione di domicilio, Alessandra ha deciso di rompere definitivamente con il compagno e firmare la denuncia - predisposta dal cugino avvocato - per stalking.  Lei aveva comunicato la rottura definitiva di ogni relazione per telefono e gli aveva chiesto di uscire per sempre dalla sua vita. La risposta di Dejan ed esplicita e agghiacciante: «Quello che mi avete fatto ve lo rendo. Sono in Bosnia e vado a prendere un'arma. Tanto la bimba la guardano i tuoi genitori». Parole che suonavano come un sinistro avvertimento. Lunedì la segnalazione della minaccia grave ai carabinieri, martedì mattina la firma di Alessandra sulla denuncia per stalking da trasmettere alla procura. L'ultimo atto disperato di difesa prima dell'agguato mortale di ieri notte, nel giardino della villa dei genitori.

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