Il Tirreno

Lucca

Le aveva già detto: «Ti ammazzo»

Barbara Antoni
La villetta teatro della tragedia della gelosia di ieri notte a Verciano e il fucile a canne mozze utilizzato dall’omicida
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La villetta teatro della tragedia della gelosia di ieri notte a Verciano e il fucile a canne mozze utilizzato dall’omicida

L'amica di Alessandra racconta il timore di una morte annunciata

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LUCCA. Parla di là dal bancone, a voce sommessa e con le lacrime agli occhi Naima El Hakkouni. «Alessandra l'ho vista l'ultima volta ieri pomeriggio (l'altroieri, per chi legge, ndr). Negli ultimi tempi parlava spesso delle minacce che riceveva dal suo ex convivente. Lui era ossessionato, e lei aveva paura: la seguiva di continuo, si appostava per spiarla. Una volta le ha detto anche "ti ammazzo"».

Il bar trattoria La Piazzetta, in via dei boschi a Verciano, dove Naima lavora, è un andirivieni di operai in tuta da lavoro per la pausa mattutina. Ma nella cornice quotidiana di immagini e odori del locale, fra il verde e l'agglomerato di case nella campagna fra Lucca e Capannori, qualcosa stona. C'è un silenzio quasi irreale, che si alterna a piccoli rumori di voci bisbiglianti e di macchina del caffè. Nessuno alza i toni, tutti hanno il capo basso e lo sguardo misto di rabbia e rassegnazione di chi, una tragedia quasi annunciata, ora può solo commentarla.  Dai grandi occhi marroni di Naima le lacrime cominciano a sgorgare mentre continua a parlare di Alessandra Biagi, 27 anni, impiegata al casello di Livorno della Salt, l'amica ammazzata da Dejan Ilic, bosniaco di 29 anni (suo ex compagno e padre della sua bimba di due anni) nel giardino della casa dei suoi genitori, a poche centinaia di metri dal locale.

«Alessandra voleva andare dallo psicologo - continua Naima -; non ce la faceva più a sopportare quello che lui le faceva passare. Io sono qui da due anni, e con Alessandra appena ci siamo conosciute siamo diventate amiche. Non so i motivi per i quali lei e Dejan si erano lasciati. Quando l'ho conosciuta, erano già separati e lei abitava con la bambina dai genitori. Continuava ad aiutare la mamma parrucchiera anche da quando lavorava alla Salt. Era una ragazza buona e tranquilla».  Ma la serenità di giovane madre di Alessandra era turbata da un ex convivente mai rassegnato al pensiero di essere stato abbandonato. «Lui non si era mai dato pace - dice Naima -. Erano stati insieme un periodo dopo la nascita della bambina ma poi, raccontava Alessandra, il loro rapporto non andava più. E si erano lasciati. Avevano provato a recuperare il legame, ma era andata ancora male. Lui era molto geloso. Non smetteva di seguirla, la maltrattava, la minacciava. Una volta anche di morte, mi ha confidato Alessandra. Le disse "ti ammazzo". Di queste minacce lei aveva parlato con i carabinieri».  Da parte sua, Dejan Ilic, che dopo avere ucciso con due colpi di fucile a canne mozze Alessandra si è tolto la vita con un colpo sparato in bocca, si faceva vedere spesso a Verciano. Di vista, lo conosce infatti tutta la gente del posto. Ma lui parlava poco, non aveva amici nel paesino. Anche Naima lo descrive come «un tipo solitario. Veniva qui la sera, prendeva un caffè corretto, andava a berlo fuori. Stava del tempo lì, a guardare». Forse cercava di scorgere Alessandra mentre aiutava la madre parrucchiera nel negozio di fronte al bar La Piazzetta. O forse meditava il disegno di morte che ha messo in atto martedì sera, poco prima di mezzanotte. Gli avventori del bar La Piazzetta hanno sentito gli spari in diretta.

«Quattro, uno dopo l'altro (Ilic ne ha sparati tre contro la ragazza, ma l'ha colpita con due; il quarto è stato per sé, ndr) - raccontano alcuni testimoni -. C'era la televisione accesa nel locale e sul momento non ci abbiamo fatto caso, pensavamo fossero i botti di una festa di compleanno.  «Pochi minuti dopo abbiamo visto passare due pattuglie dei carabinieri a tutta velocità e un'ambulanza. Così abbiamo pensato a un incidente: qui vicino c'è una curva molto pericolosa. Siamo andati a vedere. Che peccato. Alessandra era una ragazza così gioviale, sempre sorridente».

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