Finanza
Stop alle aggressioni
Enrico Messina
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Il presidio in piazza S. Michele Chiesti controlli per porre fine alle violenze
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LUCCA. Si sono riuniti in piazza S. Michele per esprimere la loro solidarietà a Sasha Lazzareschi, il ragazzo che ha perso un occhio nella rissa al Bruton. L'obiettivo è stato ribadito dal Cooordinamento cittadino antifascista. Gli organizzatori del presidio hanno rimarcato la necessità di uno stop al «clima di intimidazione e violenza che ha progressiamente ripreso vigore», denunciato «la gravità della situzione» e ribadito che a loro giudizio non si è trattato di una guerra fra bande, ma di un assalto neofascista. Ancora dagli organizzatori, che chiederanno un incontro a questore, sindaco e prefetto, è arrivata l'accusa al sindaco Favilla di non aver mai preso nettamente le distanze dai gruppi giovanili di estrema destra e di «non aver perso occasione - come si legge nel comunicato del coordinamento - per dimostrare la propria attenzione a questi personaggi». In piazza S. Michele c'era anche il presidente della Provincia Stefano Baccelli che ha parlato di «un episodio di una gravità inaudita» e ha ricordato, pur «non volendo indicare delle precise responsabilità politiche», una data, a suo modo di vedere quella della svolta (in negativo) per il contenimento dell'attività dei gruppi di estrema destra: 25 aprile 2001 (concessione di una casermetta a Forza Nuova per un convegno su un libro dedicato ad Alessandro Pavolini, segretario del Partito fascista repubblicano). Secondo Baccelli quello «è un momento di cesura rispetto al passato: da allora si è registrata una maggiore tolleranza nei confronti dei modi fascisti». «Ricordo tanti episodi - ha detto Baccelli - di violenze e intimidazioni. Ultimamente sembrava che la situazione si fosse calmata: l'ultimo episodio dimostra che non è così. Adesso tocca a noi impegnarci in un confronto, democratico, perchè si possano trovare insieme, cittadini partiti e istituzioni, soluzioni ad un problema che ci coinvolge tutti». Per Giuseppe Matteucci, della segretria di Rc, «amministrazione, preferettura e questura si devono impegnare per tenere sotto controllo qeusti gruppi che da troppo tempo continuano a spadroneggiare nel territorio». Manuel Musetti, anche lui di Rifondazione, parla poi di «un clima insostnenibile, che le istituzioni fanno finta di non sentire, perché fa comodo difendere determinati atteggiamenti che possono scoraggiare, attraverso la paura, i più giovani ad avvicinarsi ad una precisa parte politica». In piazza c'era anche il Comitato degli immigrati uniti, costituito a marzo. «Siamo qui - dice Rolando Ayala, boliviano in Italia da 11 anni - anche per protestare contro la violenza. Questa città sta diventando pericolosa: se sei di colore ti conviene andare a letto presto. Oggi è toccato a Sasha, domani potrebbe toccare a noi».
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