Il dolore
L'agguato resta un mistero
Luca Tronchetti
Una banconota falsa offerta in pagamento avrebbe scatenato l'inferno
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LUCCA. Un agguato studiato a tavolino da personaggi che gli inquirenti ritengono capaci di muoversi nel sottobosco malavitoso e in grado di usare le armi con estrema facilità. Per dirimere le controversie più futili e mandare chiari segnali all'esterno. Un modo per accreditarsi sul territorio e farsi largo nel mondo della criminalità. Per i carabinieri non ci sono dubbi. Le quattro persone raggiunte da un provvedimento di fermo d'indiziato di delitto con l'accusa in concorso di tentato omicidio nei confronti di un bodyguard egiziano non raccontano la verità sul movente che ha indotto il commando a «punire» l'addetto alla sicurezza in un locale di Montecatini. Sparando una dozzina di colpi di un revolver calibro 22, che al momento non si trova, al buttafuori che in compagnia di un collega aveva chiesto spiegazioni sul pagamento effettuato da uno degli arrestati con una banconota falsa da 100 euro. Davvero vale così poco la vita di un uomo? O dietro alla spendita di banconota falsa si celano traffici illeciti? Perchè Ihad Gerfes Mikahaiel El Romani, 33 anni, il buttafuori di origine egiziana in Italia ormai da una decina d'anni è salvo per miracolo. Per procura e carabinieri l'albanese che gli ha sparato a 5-6 metri di distanza avrebbe potuto ucciderlo. Un proiettile l'ha centrato all'altezza dell'addome e si è conficcato nelle fasce muscolari dell'intestino. I QUATTRO IN CARCERE Domani si terrà l'udienza di convalida davanti al gip di Lucca per Andrea Ghezzi, 39 anni, titolare di un'azienda di autotrasporti ad Altopascio con una ventina di dipendenti, e suo nipote Cristian Veneroso, 26 anni, camionista, anche lui residente ad Altopascio. Ghezzi ha sulle spalle una condanna in secondo grado per violenza sessuale e sfruttamento della prostituzione ai danni della ex moglie costretta a prostituirsi. Udienza di convalida, ma al gip di Pistoia, sempre domattina per i due albanesi arrestati dai carabinieri a Montecatini dopo 20 giorni di latitanza: Afrim Lasha, residente a Porcari e Klodjan Troci, domiciliato a Capannori, entrambi di 22 anni. Quest'ultimo, per l'accusa, avrebbe sparato al bodyguard egiziano. VERSIONE NEBULOSA Al momento i quattro non collaborano con gli inquirenti. Ripetono all'unisono il medesimo refrain. Ghezzi e Veneroso sostengono addirittura di non conoscere i due albanesi. Di essere arrivati sul luogo della sparatoria in un secondo momento. La versione fornita sull'incontro con i due buttafuori però, almeno in parte, combacia. Tutto nasce, stando al racconto degli arrestati, da una richiesta di chiarimenti da parte del bodyguard Alessandro Donati, 32 anni. Che avrebbe ricevuto in pagamento da Cristian Veneroso una banconota da 100 euro falsa. Cartamoneta offerta a un ristorante della Versilia e non accettata dal titolare. Rimediata la «figuraccia» l'addetto alla sicurezza avrebbe preteso un chiarimento dall'autotrasportatore. I due si sarebbero dati appuntamento alle 17,30 del 30 aprile scorso al bar pasticceria Mega-Ricevimenti H24 sulla via Bientinese ad Altopascio. Donati è arrivato su una Bmw 320 assieme al collega Ihab El Romani, Veneroso su una Mercedes nera di proprietà e condotta dallo zio Andrea Ghezzi. Per gli inquirenti e alcuni testimoni con loro c'erano anche i due albanesi. I sei si mettono a discutere animatamente vicino alla veranda tra il tavolo di ping pong e il biliardino. All'improvviso, stando all'accusa, Troci tira fuori dalla tasca un revolver calibro 22 e fa fuoco contro i due buttafuori. Colpisce l'egiziano, mentre l'altro resta miracolosamente illeso. A quel punto risalgono in auto e si danno alla fuga mentre dalla berlina, che si allontana a forte velocità in direzione di Pontedera, l'albanese fa fuoco in direzione del locale. INDAGINI SERRATE Dopo la sparatoria Troci e Lasha si allontanano dalla Toscana. I due autotrasportatori, ascoltati in caserma come persone informate sui fatti, sostengono di non conoscerli. Negano di essere stati in auto con loro. A quel punto i carabinieri del nucleo investigativo diretti dal capitano Pennisi - in collaborazione con i militari della Compagnia e della stazione di Altopascio - iniziano le indagini. Con pedinamenti persino su un treno Intercity visto che, dopo la sparatoria, i due albanesi si disfanno dei cellulari e le indagini tecnici (intercettazioni) si fanno più complicate. A portare al nascondiglio del «gruppo di fuoco», in particolare a Troci, alcune donne legate agli albanesi. Il giovane si trova per un certo periodo a Roma. Poi quando i due pensano di averla fatta franca e ritornano in Toscana vengono pedinati e arrestati a Montecatini dove qualcuno avrebbe «protetto» la loro latitanza.
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