Il Tirreno

Lucca

Blitz dei carabinieri a venti giorni dall’agguato contro un bodyguard fuori di un bar di Altopascio

Quattro arresti per il tentato omicidio

Le indagini dei carabinieri dopo la sparatoria
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Le indagini dei carabinieri dopo la sparatoria

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 LUCCA. Quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere con l'accusa di concorso in tentato omicidio sono state notificate nell'ambito del ferimento del bodyguard di origine egiziane Jab El Romani, 31 anni, avvenuto il 2 maggio sotto la veranda del bar H24 sulla via Bientinese ad Altopascio.  L'operazione è stata portata a termine ieri pomeriggio dai carabinieri del nucleo investigativo - guidati dal capitano Sebastiano Pennisi - sotto la direzione del sostituto procuratore Enrico Corucci.  In carcere è finito anche l'albanese che, stando all'accusa, avrebbe esploso due colpi di pistola calibro 22 a distanza ravvicinata all'indirizzo del buttafuori egiziano raggiungendolo al fianco sinistro. Dopo l'aggressione era riuscito a fuggire a bordo di una Mercedes nera, poi recuperata, ma dopo lunghe e serrate indagini i militari l'hanno individuato e tradotto in carcere. Assieme all'albanese che ha sparato al bodyguard nei guai sono finiti un connazionale e due camionisti altopascesi - di 25 e 37 anni, originari di Pescia - uno dei quali è titolare di una piccola azienda di autotrasporto. Tutti, stando all'accusa, erano a bordo della Mercedes nera che quel pomeriggio si fermò nel piazzale del bar pasticceria. E tutti, stando agli inquirenti, scesero dalla macchina per discutere animatamente con il bodyguard.  Nel corso dell'operazione i militari hanno effettuato anche alcune perquisizioni domiciliari alla ricerca di pistole e altro materiale utile ai fini probatori.  Subito dopo l'aggressione - forse un regolamento di conti - i due autotrasportatori erano stati sentiti in caserma come persone informate dei fatti mentre El Romani era finito in ospedale, in prognosi riservata, e sottoposto a un delicato intervento chirurgico per estrarre uno dei bossoli.  Venti giorni d'indagini serrate - assieme alla testimonianza del bodyguard e all'utilizzo delle intercettazioni - hanno consentito ai carabinieri di chiudere il cerchio. Resta da chiarire il movente del regolamento di conti: spaccio di stupefacenti o un vicende legate alla cessione di anabolizzanti? L.T.

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